martedì 29 maggio 2007
venerdì 25 maggio 2007
IL MILAN E LA SUA VOCAZIONE: LA COPPA DEI CAMPIONI
La settima Coppa dei Campioni del Milan mi ha ispirato questo nuovo post. Nonostante non sono un tifoso rossonero rendere omaggio a questo grande club italiano mi sembra doveroso. In un periodo dove il calcio italiano sembra sprofondato in un tunnel senza uscita è auspicabile che la vittoria del Milan, dopo la vittoria mondiale della nostra nazionale, sia il tassello iniziale verso la ricostruzione del nostro calcio e magari della nostra società.
UNA BREVE STORIA
La Società Calcio Milan nacque nel 1899 e il suo primo nome fu Cricket and Football Club. Il primo presidente fu Alfred Edwards al quale in seguito si aggiunse Herbert Kilpin al quale spetta la paternità delle strisce rosso nere sulla maglia e del simbolo del diavolo. Sembra che Kiplin a 13 anni prese parte di una fondazione dedicata a Garibaldi le cui divise indossate dai i componenti erano tutte rosse. Dunque, i primi presidenti furono stranieri, quasi a voler presagire il grande prestigio internazionale che la squadra avrebbe avuto poi in futuro.
Per vincere la prima Coppa dei Campioni della sua storia il Milan deve aspettare il 1963. Nella finale di Wembley i rossoneri di Nereo Rocco battono per 2-1 il Benfica di Eusebio grazie ad una doppietta di Altafini. E' il Milan di Trapattoni, Maldini, Rivera. La replica si avrà nel 1969 (4-1 all'Ajax) sempre sotto la guida di Rocco che col
suo tipico calcio all'italiana conquista per ben due volte il titolo Oltre a due Coppe dei Campioni i rossoneri vincono, sotto la guida di Rocco, una coppa intercontinentale, due coppe delle coppe, due scudetti, 1 coppa italia. Sono gli anni dei Beatles e dei Rolling Stones, gli anni della guerra in Vietnam, dell'arrivo probabile dell'uomo sulla luna, della rivoluzione culturale del 1968 in tutta Europa,della guerra fredda ma anche gli anni del terrorismo . Ed è appunto sotto questo segno che si concluderà il 1969 con la strage del 12 dicembre a Piazza Fontana. Gli anni '70 e gli anni '80 sono anni in cui la società rossonera cade in un periodo buio e nel 1980, dopo lo scandalo del Totonero, c'è la prima retrocessione in serie B che si ripeterà, ma stavolta per demerito, due anni dopo.
Sono gli anni dei presidenti Felice Colombo, Morazzoni e Farina che presto cederà la società a Silvio Berlusconi (con il quale il Milan fin'ora ha vinto 5 coppe dei campioni) che
affida la squadra ad un allenatore pressocchè sconosciuto all'epoca: Arrigo Sacchi. Con lui il Milan diventerà campione d'Europa altre due volte (1989, 1990) vincera' due Coppe Intercontinintali , due supercoppe europee e uno scudetto. E' il Milan dei tre olandesi( Gullit, Rijkaard e Van Basten), di Baresi, di Maldini. La vera novità apportata da Sacchi fu il c.d. gioco a zona, degno delle più spettacolari squadre olandesi. Dalla gestione Sacchi in poi cambierà il modo di vedere il calcio in Italia. Termini come ripartenza, difesa in linea, ultimo uomo, pressing, saranno sempre più presenti non solo negli schiramenti tattici delle nostre squadre ma anche nel linguaggio giornalistico delle cronache sportive. Dopo Sacchi arriva Fabio Capello che vincerà un altra Coppa dei Campioni(1994), una supercoppa europea, quattro supercoppe italiane, quattro scudetti . Carlo Ancelotti è il vincitore delle ultime due coppe dei campioni (2003,2007) oltre a un Campionato italiano, un supercoppa europea, un supercoppa italiana. Dopo le vicende di calciopoli, con il Milan interessato direttamente, nessuno immaginava un Milan vincitore in Europa e lo stesso Ancelotti aveva definito la vittoria un'utopia.
Invece eccocci qua, a festeggiare la settima Coppa dei Campioni del Milan, che ancora una volta ha dimostrato la sua grande caratura internazionale e ha portato l'Italia al primo posto, insieme alla Spagna, come numero di trofei internazionali vinti da squadre di club.

Per concludere, una riflessione mi sorge spontanea su un argomento, quello del cosiddetto "pianeta calcio", di sovente associato, specie negli ultimi mesi, ad una tremenda espressione: calciopoli. Una vicenda che ha riguardato le sfere delle dirigenze societarie, gli ambiti arbitrali e molto di quello che viene considerato "il governo del calcio". Due avvenimenti, da molti ritenuti improbabili nella situazione avversa, hanno però dimostrato la presenza di energie e professionalità capaci di compiere le imprese più incredibili. Hanno portato la Nazionale di calcio alla vittoria del campionato del mondo nel 2006 ed il Milan alla recente conquista del trofeo più prestigioso d'Europa.
Molti hanno spesso fantasticato sulle similutini tra il calcio e la società italiana. Tale pensiero, alla luce dei fatti, non mi sembra del tutto immaginifico e mi porta a riflettere su quello che avviene nel Paese reale. Nonostante la presenza in politica di classi dirigenti vecchie, inopportune ed autoreferenziali, i cittadini italiani conseguono comunque dei buoni risultati, nella creatività, nell'impresa e nei confronti con il mondo. Benchè debbano, oramai da troppi anni, condurre la propria attività con il freno a mano tirato.
Le classi dirigenti dovrebbero essere elementi di traino e di sinergia e non fattori limitanti all'economia, alla cultura, allo sport ed allo sviluppo civile di una Nazione.
NEL VIDEO: ANEDDOTO, RACCONTATO DA GIANNI RIVERA SU NEREO ROCCO.
NELLE FOTO: NEREO ROCCO SORRIDENTE CON DUE TROFEI, ARRIGO SACCHI, DIAGRAMMA SINTETICO DEI TROFEI CONSEGUITI DALL'A.C. MILAN.
UNA BREVE STORIA
La Società Calcio Milan nacque nel 1899 e il suo primo nome fu Cricket and Football Club. Il primo presidente fu Alfred Edwards al quale in seguito si aggiunse Herbert Kilpin al quale spetta la paternità delle strisce rosso nere sulla maglia e del simbolo del diavolo. Sembra che Kiplin a 13 anni prese parte di una fondazione dedicata a Garibaldi le cui divise indossate dai i componenti erano tutte rosse. Dunque, i primi presidenti furono stranieri, quasi a voler presagire il grande prestigio internazionale che la squadra avrebbe avuto poi in futuro.
Per vincere la prima Coppa dei Campioni della sua storia il Milan deve aspettare il 1963. Nella finale di Wembley i rossoneri di Nereo Rocco battono per 2-1 il Benfica di Eusebio grazie ad una doppietta di Altafini. E' il Milan di Trapattoni, Maldini, Rivera. La replica si avrà nel 1969 (4-1 all'Ajax) sempre sotto la guida di Rocco che col

Sono gli anni dei presidenti Felice Colombo, Morazzoni e Farina che presto cederà la società a Silvio Berlusconi (con il quale il Milan fin'ora ha vinto 5 coppe dei campioni) che
Invece eccocci qua, a festeggiare la settima Coppa dei Campioni del Milan, che ancora una volta ha dimostrato la sua grande caratura internazionale e ha portato l'Italia al primo posto, insieme alla Spagna, come numero di trofei internazionali vinti da squadre di club.

Per concludere, una riflessione mi sorge spontanea su un argomento, quello del cosiddetto "pianeta calcio", di sovente associato, specie negli ultimi mesi, ad una tremenda espressione: calciopoli. Una vicenda che ha riguardato le sfere delle dirigenze societarie, gli ambiti arbitrali e molto di quello che viene considerato "il governo del calcio". Due avvenimenti, da molti ritenuti improbabili nella situazione avversa, hanno però dimostrato la presenza di energie e professionalità capaci di compiere le imprese più incredibili. Hanno portato la Nazionale di calcio alla vittoria del campionato del mondo nel 2006 ed il Milan alla recente conquista del trofeo più prestigioso d'Europa.
Molti hanno spesso fantasticato sulle similutini tra il calcio e la società italiana. Tale pensiero, alla luce dei fatti, non mi sembra del tutto immaginifico e mi porta a riflettere su quello che avviene nel Paese reale. Nonostante la presenza in politica di classi dirigenti vecchie, inopportune ed autoreferenziali, i cittadini italiani conseguono comunque dei buoni risultati, nella creatività, nell'impresa e nei confronti con il mondo. Benchè debbano, oramai da troppi anni, condurre la propria attività con il freno a mano tirato.
Le classi dirigenti dovrebbero essere elementi di traino e di sinergia e non fattori limitanti all'economia, alla cultura, allo sport ed allo sviluppo civile di una Nazione.
NEL VIDEO: ANEDDOTO, RACCONTATO DA GIANNI RIVERA SU NEREO ROCCO.
NELLE FOTO: NEREO ROCCO SORRIDENTE CON DUE TROFEI, ARRIGO SACCHI, DIAGRAMMA SINTETICO DEI TROFEI CONSEGUITI DALL'A.C. MILAN.
lunedì 21 maggio 2007
USA in Iraq: la fine di un impero?
A più di quattro anni di distanza dall'inizio della seconda guerra in Iraq i risultati per gli americani si presentano alquanto magri e deludenti, tanto da causare un crollo di consenso per l'amministrazione Bus

E che dire del sentimento anti americano diffusosi in Medio Oriente tra le masse arabe che, almeno fin'ora, non hanno visto i marines come portatori di benessere e democrazia?
Perché allora gli americani si ostinano a restare in Iraq nonostante tutto ciò e nonostante nè sono state trovate armi di distruzione di massa e nè sia stato provato nessun chiaro legame tra Saddam Hussein e il terrorismo? La difesa degli interessi economici nell'area del medioriente è sicuramente il motivo più chiaro e più visibile per la permanenza delle truppe americane in Iraq ed un eventuale ritiro non permetterebbe un controllo diretto sulle risorse irachene.
La presenza americana in Iraq è, a mio parere, la logica continuazione del disegno che gli USA iniziarono nel 1945 quando il presidente Roosvelt siglò un accordo con il Re saudita Abd al-Aziz Ibn Saud che garantiva la difesa americana del Re contro nemici interni ed esterni. La creazione dello stato di Israele in Palestina nel 1948 fu un altro pezzo di questo disegno. Più tardi, in conseguenza all'invasione sovietica dell'Afghanistan, nacque la c.d. dottrina Carter. Ma aldilà delle ragioni economiche ci sono da considerare almeno altri due aspetti, dei quali il primo è la sempre più grande esigenza di sicurezza interna ed internazionale maturata dopo l'11 settembre ed il secondo è costituito dal tentativo degli USA di ristabilire un nuovo equilibrio mondiale, volendo dimostrare una chiara leadership anche in Medio Oriente.
L' Europa che avanza (seppurre a rilento), la crescita economica della Cina che non si arresta, il tentativo di rinascita della Russia di Putin e la stessa crisi econom

A mio parere, la condanna a morte dello stesso ha fatto crescere non solo il sentimento anti americano (specie nei sunniti), ma ha creato anche un vuoto politico ed una confusione tale che non erano nemmeno immaginabili, nel seppure discutibile, regime del rais. Una così grande destabilizzazione dell'area come verrà riequilibrata? E quali strategie adotteranno gli americani dopo Bush?
Sotto questi interrogativi mi nasce un dubbio: siamo forse all'inizio della fine di un impero? Vorrei chiudere sottilineando l'aspetto umanitario e ricordando che hanno perso la vita in questa triste guerra non solo migliaia di soldati, sia della coalizione chee iracheni, ma anche e sopruttutto donne e bambini (le cifre parlano di 600.000 bambini sotto i 5 anni morti).
Nel video: prime fasi di attacco della seconda guerra del golfo.
Nelle foto: militare statunitense durante le operazioni sul campo nel deserto iracheno, cartina rappresentante la disposizione geografica dei giacimenti di idrocarburi e degli oleodotti in Iraq.
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