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domenica 10 gennaio 2010

Tra 'ndrangheta e clandestini

Che bell'inizio 2010 per la Calabria. Tra bombe ai giudici, perenne malasanità e la rivolta di Rosarno la regione degli agrumi sembra essere diventata all'improvviso il centro nevralgico della cronaca italiana. E, ora dopo la guerriglia nella Piana Di Gioia Tauro, magari, oltre che la regione più povera e più mafiosa d'Italia si parlerà anche di quella più razzista.
Ma cosa c'è veramente dietro a questo dramma sociale e perchè all'improvviso è scoppiata una bomba che si era innescata almeno quindici anni fa?

PERCHE' LA RIVOLTA


Le immagini degli scontri di Rosarno, un paese della Piana Di Gioia Tauro, hanno fatto il giro d'Italia e hanno creato sconcerto in tutti i cittadini italiani. Le cause della rivolta vanno ricercate nelle pessime condizioni di vita di migliaia di clandestini.
Ormai da anni lavoratori provenienti da ogni parte dell'Africa sono impegnati nella raccolta di agrumi e ortaggi. I lavoratori, se così li possiamo definire, oltre ad essere sotto pagati (si parla di meno di 20 euri al giorno per pochi giorni al mese) per più di 15 ore di lavoro al giorno, vengono fatti dormire in vecchi edifici abbandonati dove non esiste luce, acqua e riscaldamento nè nessun altro minimo servizio per la dignità di un essere umano. Spesso non hanno nulla da mangiare. Molti di loro hanno come unico modo di nutrirsi quello di mangiare agrumi e verdure crude con pessime conseguenze per la loro salute. La maggior parte di loro sono clandestini e di questo la 'ndrangheta ne approfitta, non solo per sfruttarli sul lavoro ma, spesso, quando le condizioni lo permettono, vengono utilizzati come manovalanza criminale per attentati, intimidazioni o ferimenti.
Da tutto ciò la protesta e la successiva guerriglia a Rosarno scoppiata a seguito del ferimento di due ivoriani nella stessa cittadina.

Un altro duro colpo all'immagine della regione che ancora una volta è al centro dell'attenzione per questi squallidi episodi e non per le proprie bellezze e ricchezze.
Ma quello che fa pensare tanto è che da tutte le parti, regione, governo e organi istituzionali in genere vengono commenti timidi, non decisi a far capire cosa stia succedendo davvero in questa terra, nonostante tutto sia chiaro a tutti.
Di chi sono le responsabilità di questo triste evento? Chi ha portato questi migliaia di emigrati clandestini?Chi ha permesso che questi restassero lì senza documenti, tenuti come le bestie? E chi ha permesso che la loro rabbia si scatenasse contro l'incolpevole popolazione di Rosarno?
La protesta di queste persone, comunque non accettabile nei modi, è solo il sintomo di un cancro che quotidianamente massacra la regione. La loro protesta è verso lo sfruttamento che ogni giorno avviene ai loro danni. E la cosa che fa più rabbia è che a subire siano stati ancora una volta i poveri abitanti stretti, questa volta, nella morsa che vede da un lato i clandestini e dall'altra l'ombra della 'ndrangheta oramai indiscussa padrona della regione.

Ma mi chiedo e spero che come me, lo faccia ogni altro calabrese onesto: ma la politica dov'è?
Si, si è abbandonati dallo Stato, questo è un dato di fatto!!!! Ma i politici locali cosa fanno tutto il giorno se non contrastano fenomeni del genere? Possibile che nessuno si chieda di chi sono le responsabilità di questi fenomeni? La politica locale dovrebbe essere il collante ideale tra cittadini e istituzoni centrali, invece si vive nel più totale immobilismo e menefreghismo.
Qui c'è un intera classe politica che cura solo gli interessi personali e particolari a scapito di quelli generali. Qui siamo in presenza di un'oligarchia politica, di destra e di sinistra, che ha la cruda coscienza di presentare il proprio nome alle prossime elezioni regionali, come se tutto andasse bene. Come se il connubbio 'ndrangheta-politica sia oramai scontato. Tutto ciò nell'indifferenza di tutti, senza che nessuno si rivolti.
Solito schema:elezioni, voto di scambio, elezione delle medesime persone e poi tutto tace mentre i giovani emigrano e la disoccupazione e il malaffare divorano la regione.

Una rivolta del genere dovrebbe farci riflettere tanto. Se questa gente ha deciso di ribellarsi ai propri padroni, perchè migliaia di commercianti che ogni giorno pagano il pizzo non si ribellano ai loro aguzzini? Si, perchè pizzo e schiavitù non sono altro che lati della stessa medaglia:la 'ndrangheta.
Infatti, non bisogna creare confusione. Qui non c'entra niente il razzismo, la pelle nera ed altre corbellerie del genere. La gente di Calabria non sa nemmeno cosa sia il razzismo! In Calabria accolgono tutti con umanità e sincerità!
Qui c'è solo un fatto chiaro: la 'ndrangheta ha permesso a questa gente di restare per sfruttarli e ha lasciato questa patata bollente in mano agli onesti abitanti di Rosarno facendoli apparire all'Italia intera addirittura razzisti.
Questa non deve apparire come una guerra tra poveri schiavi e onesti cittadini. E non dobbiamo cadere nell'equivoco di tifare per gli immigrati o per i cittadini di Rosarno come se fossero due squadre di calcio rivali. Infatti entrambe sono le vittime assolute di questa triste tragedia che ha un regista ben noto a tutti.
Poco importano gli arresti che sono stati fatti tra gli abitanti e tra i clandestini sfruttati.
Qui c'è bisogno di chiarire chi ha permesso tutto questo. Non va curato il sintomo ma la causa della malattia. Qui va sbattuto in carcere chi permette agli immigrati clandestini di arrivare per poi sfruttarli per i propri interessi. E tutto ciò va fatto con qualsiasi metodo se si vuole ritornare alla legalità e se si vuole dare una speranza concreta a questa terra.

Solo prendendo coscienza che il vero nemico di noi tutti cittadini onesti calabresi non è altro che il malaffare, potremmo, finalmente, smetterla di offendere quotidianamente i nostri antenati greci che qualche secolo fa avevano decorato questa regione di monumenti, sapienza ed intelligenza.

E solo prendendo coscienza di questa terribile verità potremo evitare che la tranquilla gente di Rosarno e dell'intera Calabria si trovi da sola non di fronte ad una rivolta di schiavi ma all'ombra di una cappa che non lascia via di uscita e annebbia le coscienze di ogni essere umano.
Buon anno a tutti.

domenica 24 maggio 2009

Ali e Radici

Ramazzotti fa undici. Ali e Radici, uscito il 22 maggio in cinquanta paesi, è infatti l'undicesimo disco in studio del cantautore romano. A due anni da E2, una raccolta che aveva visto la partecipazione di ospiti illustri fra tutti Santana e Steve Vai e a quattro dall'ultimo disco in studio Calma Apparente, l'ex ragazzo di periferia ritorna con undici pezzi inediti e uno acquistabile solo su i-tunes.
Ma non siamo qui nè per ricordare che il primo singolo del disco Parla Con Me è il brano più trasmesso dalle radio nè per ripetere che l'artista romano in venticinque anni di carriera ha venduto cinquanta milioni di dischi in tutto il mondo. A questo ci pensano già, abbondantemente, le stesse radio e la stampa di settore.
Quello che ci preme in questo post è ricordare che anche un disco pop può avere ottimi contenuti. Ciò per non incappare nell'errore superficiale di pensare che tutto ciò che è pop è banale canzonetta scontata.
Detto ciò, è obbligatorio ricordare che Ali e Radici non è l'album che avvicina alla musica di Ramazzotti chi non è abituato ad scoltarla. Nonostante le numerose novità musicali presenti l'album è tipicamente ramazzottiano. Il timbro classico del cantautore romano è presente in tutti i brani dell'album. Inoltre non ci sono duetti cosa a cui Ramazzotti ci aveva abituato fin dai suoi esordi.
Claudio Guidetti e Michele Canova Iorfida sono i co-produttori insieme allo stesso Ramazzotti. Nei testi Ramazzotti si affida al solito, ottimo, Adelio Cogliati diventato una sorta di alter ego di Ramazzotti.
La novità del disco è soprattutto nei testi dove, per la prima volta in venticinque anni ,i contenuti del dolce sentimento lasciano il posto a temi strettamente sociali. Non che Ramazzotti non aveva mai parlato di temetiche sociali, comunque sempre presenti. Ma qui c'è una netta e voluta prevalenza del sociale. Sarà che il periodo delicato e particolare che attraversiamo tutti?

Il disco si apre con la curiosa e travolgente Appunti e Note, la descrizione del mestiere di cantautore e la felicità di essere tale, la volontà di migliorare continuamente il proprio percorso musicale e la solenne promessa di impegnarsi per tutta la vita a dare il massimo come artista.
Nel singolo Parla Con Me si denuncia, attraverso un complesso e raffinato video, girato a Los Angeles, l'incomunicabilità delle persone. L a tecnologia che distrugge, se usata male, il dialogo tra le persone creando tra di loro barriere insormantabili.
In Nessuno Escluso è descritta la catastrofe creata da tutti gli esseri umani, appunto, nessuno escluso. Nel brano, probabilmente il più riuscito del disco, le parole sono sentenze che cadono pesanti come macigni "Non è questo il paradiso, quello che immaginavamo tutti noi, non c'è mondo più diviso, questo è il dato triste che ci rimane. Il vero giusto sai chi è ? E' l'uomo che sa prendere un pò di colpa anche per se".
Anche Non possiamo chiudere gli occhi affronta il tema sociale della violenza sugli esseri umani e sull'ambiente. Musicalmente il brano, arricchito dall'elettronica di Canova, ci ricorda musiche degli anni '80. Un bambino di 10 anni di nome Nino urla agli adulti di non restare indifferenti di fronte a certe tragedie. Nel brano c'è addirittura l'auspicio di un imminente risveglio delle coscienze.

Ma se il disco sembra essere attraversato da un pessimismo acuto, ci sono due pezzi che riportano speranza di rinascita. Il primo, Il Cammino, una bellissima ballad anni '60, è ispirata dai versi di Pablo Neruda "possono recidere tutti i fiori ma non possono fermare la primavera". Ramazzotti riutilizza i cori che danno armonia alla canzone. Il testo invita a non mollare mai anche nelle più dure avversità della vita.
Il secondo, Come Gioielli, è il pezzo più profondo dell'album. "Il sorriso di un bambino, il bacio di una madre, un gesto di fraternità, l'acqua limpida e sorgiva," sono valori da custodire gelosamente come gioelli. Sono questi i pilastri da cui ripartire per ricostruire una nuova società.
Bello anche il brano pop-rock di Affetti Personali, un vero e proprio inno all'amicizia. Che mondo sarebbe senza amicizia? Inutile o, quantomeno, vuoto.

E l'amore? Certo si parla anche d'amore altrimenti che Ramazzotti sarebbe! L'Orizzonte, Bucaneve, e Controvento son i tre brani che lo trattano. Il primo è una dolce melodia intonata dalla nota London Session Orchestra. Bello anche il pop di Bucaneve e l'ReB di Controvento.
Infine il brano Ali e Radici. Il desiderio dell'autore di dividere la propria anima tra le proprie radici e i nuovi voli che attendono una persona. Il desiderio artistico di restare ancorato alle proprie radici ma la voglia di seguire nuove rotte musicali, come alcuni pezzi dell'ultimo lavoro dimostrano.
Questo è Ali E Radici. Un disco semplice e complesso. Maturo, profondo e a tratti utopico nei testi, pulito, elegante e limpido nei suoni, di ampio respiro internazionale.
Tutto sommato un Ramazzotti cresciuto, sempre con i piedi per terra, contaminato positivamente dagli ospiti internazionali della precedente raccolta E2.

Un'ultima considerazione di carattere tecnico. Nel disco sono presenti musicisti di grosso spessore. Alla batteria Vinnie Colaiuta, alla chitarra elettrica Mike Landau oltre che l'eccezionale London Session Orchestra. Ramazzotti oltre che essere co-produttore del disco è impegnato anche in alcune parti strumentali. In Parla Con Me suona il mandolino e gli assoli di chitarra elettrica di Nessuno Escluso e di Come Gioelli sono suoi. Sarebbe il caso che gli addetti ai lavori nelle proprie analisi sottolineassero anche questi aspetti affinchè si facesse notare che Ramazzotti oltre che un ottimo interprete del pop nostrano è anche un musicista di buon livello come da venticinque anni dimostra nelle sue esibizioni dal vivo in tutto il mondo.

In alto a sinistra la copertina del nuovo lavoro di Eros Ramazzotti, Ali e Radici. In basso il cantautore romano impegnato alla chitarra elettrica durante il trionfale concerto di Roma(2004)

lunedì 6 aprile 2009

SOLIDARIETA' AGLI AMICI ABRUZZESI

In questi terribili momenti esprimo la mia vicinanza e solidarietà agli amici abruzzesi.

venerdì 12 dicembre 2008

Nostalgia di una tv sana

Alcuni mesi or sono scrissi un post sulla tv spazzatura. Anche in questo post voglio ribadire, come allora, la condanna verso la mediocrità della tv di oggi. Ma questa volta preferisco che a parlare siano le straordinarie immagini di questi splendidi video. In queste brevi bozze di trasmissioni si può chiaramente notare come alla base della tv del passato c'erano semplicità, serietà, cultura, qualità ed equilibrio morale. L'inutilità e l'ignoranza, anche nelle trasmioni più semplici, erano assenti.
Buona visione.

Cultura:




Semplicità:



Qualità:



Ancora, "arte"e cultura (anche in un semplice intervallo):

giovedì 25 settembre 2008

TV SPAZZATURA: VIETATELA AI BAMBINI

Palla al centro e co n l'autunno pronti, partenza via, riparte la tv.
Quattordici settembre 2008: inizia "Quelli che il calcio". Devo dire che la trasmissione non mi dispiace. A volte simpatica a volte banale ma tutto sommato accettabile. Mentre mi appresto a seguire la seconda giornata del campionato di calcio mi accorgo di una cosa sconcertante. "Quelli che il calcio" diventa una vera e propria promozione dell'altra trasmissione diretta dalla Ventura "L'Isola dei Famosi", un'accozzaglia di personaggi falliti e riciclati che dell'apparenza e della superficialità ne fanno un'arte. E sono due. Alla Ventura tutte e due le trasmissioni. A lei, che in tutti i suoi difetti ha la capacita di apparire capace più di ogni altro o altra.

Tutto in piena regola, aspettando con ansia "Uomini e Donne", "Amici", e "Grande Fratello".
L'estremo dell'ignoranza, della perversione sentimentale, il massacro dei valori fondamentali della società. Palcoscenici in cui più si è ignoranti più si diventa famosi. Il massacro totale della cultura. Pianto facile e falso sentimentalismo. In sintesi, il crollo di un sistema di valori che tutti credevamo indistruttibili. Insegnamenti nocivi per tutti i bambini e gli adolescenti. Lezioni di mediocrità e di decadentismo che si attaccano ai cervelli e alle coscienze dei giovani come un grave morbo e non le abbandonano più. La distruzione totale delle coscienze. Modelli che insegnano ai giovani il risultato senza sacrificio.
Così definisco queste trasmissioni e i loro pseudo conduttori.

Non vorrei apparire qualunquista ne vorrei saltare da un argomento all'altro.
Negli ultimi giorni seguo con grande attenzione e senza meraviglia le polemiche italiote sulla scuola. Maestro unico, modelli pedagogici, insegnanti arrabiati col governo. Non oso dare dei giudizi in questa sede ma esprimo solo i miei dubbi. Che importanza ha come è composta la scuola se poi i bambini una volta a casa vengono intossicati da una tv sempre più incentrata su modelli Beatiful ? Ancora: che futuro avrà un bambino se una volta a casa deve confrontorsi e seguire "Amici " della De Filippi o "C'è Posta per te"?
Queste trasmissioni tendono ad abbattere quanto di buono è rimasto nella nostra società diffondendo, come la peste, valori astratti e superficiali e violentando quotidianamente la normalità e il benessere sociale.
L'Italia è, in teoria, un paese libero e la censura non è possibile, almeno per questo tipo di trasmissioni. Visto che purtroppo questo tipo di tv non è censurabile allora vietatela ai bambini.!!!
Non abbiate paura di vietare loro qualcosa. Vietate loro questa pornografia lecita che produce ad essi danni irreparabili.
Investire sul futuro dei giovani non significa solo regalare e permettere. Significa anche negare, vietare, dialogare e insegnare. Un genitore può fare più di qualsiasi bravo maestro e a mio parere ha l'obbligo di insegnare ai figli che queste trasmissioni sono dannose e non hanno senso di esistere proprio perchè sono un insulto alla cultura.
Dimostriamoci attenti e preparati a boicottare questo tipo di televisione se vogliamo che la nostra società sia un pò migliore e non abbia alla propria base apparenza e superficialità. Una società sana si costruisce partendo da queste piccole cose e un piccolo gesto come quello di cambiare canale, in presenza di questi scempi pubblici, potrebbe essere un ottimo insegnamento per i più giovani.

domenica 31 agosto 2008

Italia e Libia finalmente amici

Ogni cosa ha una fine. Finisce un'amore, finisce una guerra, finisce una pace, finisce un'amicizia. Finisce anche quello che non avremo mai pensato finisse, la lunga e travagliata inimicizia tra Italia e Libia.
E finisce con un accordo che prevede un risarcimento di 5 miliardi di dollari da pagare in venti anni e con la simbolica ed azzeccata restituzione della Venere di Cirene trovata in Libia nel 1913 e portata in Italia in quegli anni. L'Italia chiede scusa per gli eccidi compiuti nell'età coloniale e con la cifra sopra citata cerca di risarcire le devastazioni del periodo coloniale e di mettere fine ad un contenzioso che sembrava infinito.
Un pò di storia

Nel 1911 durante la guerra contro la Turchia l'Italia occupa la Tripolitania e la Cirenaica. Fu una delle prime azioni di colonialismo portata avanti dall'allora primo ministro Giolitti. Da quel momento la Libia resterà sotto occupazione italiana fino al 1943 ed in questo periodo saranno numerose le deportazioni, le uccisioni e le devastazioni fatte dall'Italia.
Nel 1951 la Libia diventa indipendente e nel 1969 prende il potere con un colpo di stato del Colonnello Gheddafi. Il sentimento di odio verso l'Italia, che il colonnello trasferisce ai sui sudditi, è immediato e nel '70 si assiste all' espulsione dalla Libia di 20.000 italiani a cui vengono anche sequestrati tutti i beni. Il colonnello alterna comportamenti anti italiani a comportamenti che tendono la mano al nostro paese ma non finirà mai di ripetere che l'Italia deve un risarcimento alla Libia per gli orrori commessi durante il periodo coloniale. Ottimi furono i rapporti con Giulio Andreotti e sotto i suoi governi ci furono ottimi accordi commerciali con la Libia del Colonnello.
Il gelo totale arriva il 15 aprile del 1986 quando il Colonnello lancia due missili scud a Lampedusa. In un primo momento si pensa ad un attacco diretto al nostro paese ma poi più tardi si chiarirà che l'attacco era rivolto ad una base americana.
Da quel momento più bassi che alti fino alla terribile giornata seguita alla famosa maglietta esibita da Calderoli, nel 2002, che provocò addirittura l'assalto all'ambasciata italiana provocando 11 morti.

L'accordo

L'accordo di questi giorni che Berlusconi ha fatto con la Libia è un accordo dai vecchi sapori che ci ricorda un pò quelli siglati con il paese del Colonnello dai governi Andreotti. Esso è battezzato come accordo dell'amicizia e la Libia si impegna anche ad eliminare la giornata anti italiana sostituendola con la giornata dell'amicizia con l'Italia.
Ma cosa ottiene il nostro paese in cambio della restituzione alla Libia della Venere di Cirene e dei di 5 miliardi di dollari da pagare in venti anni?
Il fatto che l'accordo avvenga alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla Georgia la dice lunga e catapulta il nostro paese in un ruolo di prima linea nei rapporti internazionali.
Sono vari i fronti a cui il nostro premier ha pensato nel siglare questo accordo.

  • Prima di tutto la questione energetica. L'accordo, infatti, prevede inoltre, per i prossimi venti anni, contratti per la fornitura di petrolio e gas della Libia al nostro paese. Senza dimenticare che i 5 miliardi da versare saranno destinate principalmente alla costruzione di un'autostrada faraonica che dovrebbe collegare il confine egiziano a quello tunisino oltre che alla costruzione di centinaia di abitazioni. In un contesto del genere le imprese italiane saranno sicuramente privilegiate.
  • Il secondo punto rigurda l'immigrazione clandestina. Non dimentichiamo che gran parte dei clandestini arrivano dal mare Libico. Un pattugliamento comune delle coste libiche potrebbe essere un ampio argine alle flotte di immigrati che ogni giorno si avventurano in mano ai commercianti di schiavi.
  • In terzo luogo la visita lampo di Berlusconi a Tripoli è servita ad incontrare anche Ivanov il vice di Putin. La situazione di tensione tra Usa e Russia è un grosso problema per Berlusconi che ha sempre basato la sua politica estera sull'asse Putin-Bush. L'incontro in Libia con Ivanov servirà al Premier a presentarsi a Bruxelless con una visione più chiara sulla posizione russa. Sicuramente l'Italia non prenderà posizioni anti russe come non prenderà posizioni antiamericane. Situazione non facile che però mette il nostro paese al centro della crisi nei rapporti Usa-Russia -Europa.
Dunque un accordo che entrerà nella storia e che non può che apportare benefici al nostro paese da tutti i punti di vista. La nostra delicata situazione energetica e la difficile ed aleatoria situazione nel Caucaso impone di stabilire rapporti con paesi che abbondano di energia.
Un ultima considerazione è d'obbligo fare. Non dobbiamo dimenticare tutti quegli italiani che nel '70 furono espulsi dalla Libia e a cui vennero sequestrati tutti i beni dallo stato libico. Speriamo che anche per loro ci sia prima o poi un giusto risarcimento.

In alto la stretta di mano che ha suggellato l'accordo tra il Colonnello Gheddafi e Silvio Berlusconi
In mezzo a sinistra la splendida Venere di Cirene

sabato 3 maggio 2008

Federalismo in Italia, perchè no? Germania ed Austria esempi da seguire

Nei brevi soggiorni che durante l'anno faccio in Germania ed Austria mi sono trovato di fronte a situazioni che rasentano la perfezione, in cui i cittadini di questi illustri stati rispettano le regole alla lettera sfiorando a volte l'esagerazione.
A mio parere uno sguardo attento va dato alla forma di stato federale che, all'indomani della dittatura nazista, questa gente ha trovato come rimedio al vecchio centralismo statale.
Un federalismo vero, che a mio modo di vedere potrebbe funzionare bene anche nel nostro paese che spesso ha combattuto la centralità dello stato solo con slogan e proclami ma che in realtà la mantiena ancora intatta generando clientelismo e corruzione.

I Lander Tedeschi hanno una propria autonomia e valorizzano in pieno le tradizioni locali. Essi vivono in una quotidiana leale e positiva concorrenza dando luogo ad un sistema federale che rispetta in pieno l'unità nazionale.
Un pò come singoli fiumi che fanno il loro autonomo percorso ma alla fine sfociano tutti nel mare dell'unità. Tutti autonomi ma quando suona l'inno tedesco tutti sull'attenti, Nord e Sud.

I Lander sono dotati di veri e propri parlamenti locali, di un presidente del consiglio e da veri e propri ministri.
A livello nazionale i Lander sono rappresentati nell Bundesrat, una Camera Del Parlamento Tedesco composta da 69 membri eletti direttamente dal popolo. Essi sono i rappresentanti dei Lander.
La Costituzione regionale e le leggi regionali non possono essere, assolutamente, contrarie alla Costituzione centrale.
Lo stato centrale mantiene saldamente gli affari esteri, una parte del diritto tributario, il settore valutario e monetario, il traffico aereo, la dogana e le forze armate.
Mentre alle regioni spetta pienamente l'autonomia su università, cultura e scuola, polizia, diritto comunale, parte del diritto tributario, quasi tutta l'amministrazione interna.

La Costituzione tedesca lascia ampio respiro a tutte le tradizioni locali e a tutte le regioni.
Inoltre, prevede esplicitamente che le regioni ricche devono aiutare quelle più povere.
Ciò avviene in base a dei sistemi periodici di redistribuzione delle risorse e a delle procedure di controllo "serio" verso le regioni che hanno percepito gli aiuti.
Infatti il fine della Costituzione tedesca è quello di rendere omogenee le condizioni di vita dei singoli territori.
Anche dal punto di vista fiscale in Germania c'è la piena autonomia visto che la maggior parte delle tasse finiscono nelle casse dei Lander. Ogni regione paga le tasse per sè e soprattutto tiene in piedi autonomamente tutto ciò che appartiene ad essa.

In Italia si discute tanto di federalismo e le ultime elezioni, che hanno visto un grande successo della Lega Nord hanno portato il tema alla ribalta.
Quello che urge dire è che un sistema simile a quello tedesco potrebbe essere applicato anche nel nostro paese.
E' giusto che ogni singola regione abbia più autonomia.
Analizzando bene la situazione, con la nascita delle regioni, il nostro paese aveva già imboccato la strada federale ma troppo presto le autonomie locali sono state tali solo sulla carta.
Credo che un sistema federale in Italia serve soprattutto a non disperdere le responsabiltà che, come spesso avviene, non si comprende bene se siano di Comuni, Province, Regione o Stato.
Un primo passo deve essere l'abolizione delle province a favore di comuni più forti e regioni più autonome.

Federalismo non significa secessione, come troppo spesso i mezzi di comunicazione vogliono fare apparire chissà per quale motivo. Federalismo significa che ogni regione abbia le proprie responsabilità politiche e fiscali nella salvaguardia dell'unità nazionale.

Non condivido la paura di alcuni che pensano alla catastrofe meridionale nel caso di federalismo.
Sono convinto anzi che ciò potrebbe rappresentare una grossa oppurtinità per le straordinarie terre del Sud Italia.
Perchè di una più ampia autonomia ne dovrebbe beneficiare solo il Nord? Non vedo un solo motivo che giustifichi una tesi del genere.

Concludo con un episodio che mi ha fatto riflettere tanto.
Qualche tempo fa in occasione del referendum sulla devolution ho assistito ad un fatto alquanto curioso.
In Calabria, politici di tutti gli schieramenti, che fino a poco tempo prima si erano sfidati in tutti i modi pur di prendere il potere, all'improvviso si sono trovati con un'idea comune da sostenere: la lotta al federalismo.
Mi chiedo: perchè politici corrotti e collusi, alcuni dei quali oggi sono in carcere, sostenevano lo slogan comune dell'antifederalismo?
Certamente non per difendere l'ideale dell'unità nazionale.

mercoledì 2 aprile 2008

Omaggio a Karol Wojtyla

Rendo omaggio ad uno dei più grandi personaggi del secolo scorso.



La sua dolce e forte figura manca al nostro mondo, massacrato dalle ingiustizie e dalle guerre.

giovedì 13 marzo 2008

Se i treni fossero treni

Anni fa Andreotti disse che "esistono due categorie di pazzi: la prima è composta da chi si sente Napoleone e la seconda da chi pensa di mettere in ordine le ferrovie dello stato italiane".
A guardare bene la situazione dei nostri treni non c’è frase più azzeccata. Detto da un "uomo di stato" come lui fa un certo effetto e non da spazio ad equivoci.

A chi di noi non è mai capitato incappare nel ritardo di un treno? A chi di noi non è mai capitato di trovare un treno sporco? A chi di noi non è mai capitato di stare in piedi in un treno?
I nostri treni sono l’emblema dell’Italia che non va, sempre più vecchi, più lenti e più sporchi.Treni sporchi: Alcuni mesi or sono fece scalpore la situazione delle zecche e delle pulci nei vagoni. Oggi la situazione non è migliorata. Spesso, soprattutto nei treni regionali, ci troviamo di fronte a sedili maleodoranti, finestrini sudici e imbrattati, che disturbano la vista degli splendidi paesaggi dei luoghi percorsi, e a bagni sporchi fino all’indecenza. Spesso gli impianti di areazione non funzionano e capita di sovente che d’estate emanano area calda e d’inverno area fredda.
Eppure ogni anno alle Ferrovie Dello Stato la pulizia costa 190 milioni di euro.
Dove vanno tutti questi soldi? "A pensare male si fa peccato ma spesso ci si prende".

Treni lenti: I ritardi sono una costante dei nostri treni da sempre. Non a caso esiste il sito Ritarditalia che potrebbe anche essere considerato un servizio ma è l’emblema di come i ritardi dei nostri treni sono diventati ormai fisiologici.
Le statistiche parlano chiaro e nell’ultima indagine fatta da Legambiente risulta che quattro treni su dieci arrivano in ritardo. Ma spesso i viaggi dei poveri lavoratori pendolari si traformano in vere e proprie odissee.
Inoltre, negli ultimi dieci anni, sono aumentati anche i tempi di percorrenza dei tratti lunghi. Ad esempio, il notturno Milano – Reggio Calabria negli anni ’90 impiegava 13 ore e 55 minuti, oggi ne impiega 15 ore e 05 minuti: 70 minuti in più.

Treni vecchi: Il vero dramma dei nostri treni è rappresentato dalla loro ormai vecchia età. In giro per l’Europa si vedono, nella maggior parte dei paesi, treni nuovi.
Come scriveva La Repubblica tempo addietro “ spesso i treni sono più vecchi di chi li guida. Quasi la metà della rete ferroviaria è sprovvista di moderni sistemi automatizzati per le frenate d'emergenza. E a volte i meccanismi di blocco, nei tratti in cui sono installati, non possono entrare in funzione perché a bordo manca l'apparecchiatura in grado di captarne il segnale. Quando va male c'è l'incidente, quando va malissimo la tragedia”.
Quindi non solo treni vecchi ma ferrovie e
binari da medioevo a volte nemmeno in grado di supportare la velocità dei pochi treni nuovi ad alta velocità.

Accanto a tutto ciò dobbiamo aggiungere che i biglietti aumentano di prezzo senza offrire un servizio e che spesso la scomodità regna sovrana visto che la gran parte dei viaggiatori fa interi viaggi in piedi, specie nei periodi festivi. Senza dimenticare che in alcune regione del Meridione alcune tratte sono da terzo mondo.
Rispetto ai paesi dell’Unione, è il caso di dire, che viaggiamo decisamente più lenti e se osserviamo gli investimenti fatti da paesi come Spagna e Francia è davvero imbarazzante il confronto.

Un vero peccato aver sprecato quello che di buono era stato fatto in passato, soprattutto negli anni 30 e 40 quando fu costruita e rinnovata la maggior parte della rete ferroviaria italiana. Non dimentichiamo che siamo il paese del famoso ETR 200 uno dei treni più innovativi per l’epoca. E siamo il paese del Pendolino il primo vero tentativo di alta velocità in Europa.

Il treno è uno dei mezzi di comunicazione più importanti per i nostri tempi. Persone e merci dovrebbero viaggiare per la gran parte su strada ferrata.
Oggi non ci possiamo permettere di litigare per la Tav.

Se i treni fossero treni probabilmente ci sposteremo con più facilità e probabilmente potremo ridurre il numero di vittime degli incidenti stradali. Potremo evitare anche di essere schiavi di una categoria come i camionisti, che quando vogliono decidono di bloccare il paese e di ricattare i governi.
E probabilmente ci presenteremo meglio anche ai milioni di turisti che ogni
anno invadono il nostro paese e prendono i nostri treni.

In alto un treno ETR 200 che negli '30 fece il record mondiale di 200 k/h; in basso un capotreno degli anni '40

domenica 24 febbraio 2008

Culti del nuovo millennio:la nuova eresia?

Alcuni anni or sono, per motivi di ricerca, mi sono imbattutto nella lettura di uno starordinario testo, scritto da una delle più grandi antropologhe d'Italia, Cecilia Gatto Trocchi, intitolato Nomadi Spirituali.
Il testo parlava in largo e in lungo delle religioni del nuovo millennio, che fioriscono come funghi in molte parti del Nord America e in molte parti d'Europa, anche in Italia.
Devo dire che ero rimasto alquanto impressionato da quanto avevo appreso dal libro e oggi in una nuova rilettura ne rimango maggiormente sbalordito e turbato.
Queste nuove forme di religione si sono diffuse a partire dagli anni '70 nei paesi più industrializzati in particolare nelle grandi metropoli. Possiamo distingurle in vari gruppi.
Il primo gruppo è quello di matrice cristiana. Essi si riferiscono ad un cristianesimo di frangia. Il più consistente gruppo è quello dei Testimoni di Geova.
Il secondo gruppo è quello dei movimenti religiosi di origine orientali alternativi all'induismo, al buddismo, al tantrismo e alle religioni giapponesi. Questi nuovi culti ruotano intorno ad un capo carismatico che ha il fine di esportare in occidente i beni spirituali e religiosi della loro terra d'origine.
Il terzo gruppo è quello dei movimenti di matrice psico-spiritualistica che si presentano come portatori di sviluppo delle potenzialità mentali e fisiche dell'individuo. Questi gruppi ostentano caratteristiche dichiaratamente taumaturgiche e terapeutiche.
Infine i gruppi che si basano sulla magia come i nuovi movimenti esoterici a sfondo magico occultistico, neopagani e gnostici. Tra questi i più importanti sono le sette sataniche.

Se i primi due gruppi sopra citati possono considerarsi discutibilmente normali, gli ultimi due sono di una pericolosità estrema e rappresentano un vero e proprio cancro per la società.
Una particolare attenzione va data alle sette sataniche che in passato hanno avuto una grossa eco mediatica. Oggi se ne parla poco ma il fenomeno è assolutamente vivo nella sua pericolosità e assurdità.
Le sette sataniche hanno come caratteristica principale quella di rovesciare i principi del cristianesimo e attuare pratiche che appunto sono il contrario delle messe cristiane. Così, nelle mese nere, le preghiere diventano bestemmie e le croci sono capovolte.
Ma oltre al rovesciamento delle pratiche cristiane c'è anche un elemento sessuale estremo e perverso che ha come scopo la contestazione dei principi della vita.
L'autore a cui si rifanno le sette sataniche è Geoge Bataille.
Consiglio la lettura delle due sue opere Storia dell'occhio e L'Acefalo per rendersi conto di quali pratiche perverse e raccapriccianti si svolgono presso questi gruppi clandestini.Accanto alle sette sataniche vanno citati anche quei movimenti che hanno alla loro base la magia come mezzo di conoscenza alternativo alla razionalità. Uno dei casi più conosciuti è quello della Nazione Damanhur. Questo movimento ha sede in provincia di Torino e si presenta come una vera e propria nazione con un proprio capo, una propria moneta, una propria bandiera e addirittura sette dicasteri propri.
Per i membri della Nazione la magia è vissuta come scienza totale o somma di tutte le conoscenze. La magia deve essere messa in pratica, deve essere guida all'azione. In essa prevale il paganesimo e la tradizione egizia viene continuamente riproposta.
La cosa che colpisce è il vasto giro economico presente in questa comunità. Colpisce il perfetto matrimonio tra pratiche magiche e mercato.

Potremo citare altre decine di movimenti di questo tipo ma sarebbe troppo prolisso.
Ciò che interessa è comprendere che i movimenti sinteticamente citati hanno una caratteristica comune. Essi presentano una alternativa alla dispersione urbana, all'isolamento, alla confusione dei valori fondanti, alla crisi della famiglia e delle istituzioni.
Il crollo di una gerarchia organica di valori fa si che le religioni alternative offrono una reale ed affascinante via di salvezza.
Gli adepti di queste nuove forme di religione sono di varia estrazione sociale e di tutte le età. Giovani della media borghesia in primis ma anche operai e casalinghe.
Nelle grandi metropoli hanno grande trionfo la cartomanzia, l'occultismo, la medicina alternativa magico-energetico, lo spiritismo, la mania degli oroscopi. Ciò dimostra che queste nuove religioni possono tranquillamente seminare su un terreno molto fertile.
Comunque ci si muova il tema del sacro e delle religioni rappresenta tutt'oggi un tema delicatissimo e complesso.
Senza dubbio bisogna riflettere sulle fragili basi su cui queste nuovi culti poggiono ed in particolare sui valori, spesso volatili e superficiali, che cercano di divulgare. Se a ciò si associa il fatto che attorno ad essi ruotano milioni di euro allora, probabilmente, possiamo concludere che non si tratta che di contenitori vuoti che nulla hanno a che vedere con la religione. La loro struttura, i loro credi e i loro obiettivi danno l'impressione di una nuova eresia che minaccia sempre più frequentemente le basi delle religioni tradizionali.

venerdì 18 gennaio 2008

Italia:le radici del caos

Questo è il cupo scenario della nostra cara Patria oggi. Questa è l'immagine che si ha di noi all'estero. El Pais, l' autorevole quotidiano spagnolo, parla di fallimento di uno Stato. Mai titolo fu più azzeccato.
Si tratta del fallimento totale di uno Stato che è letteralmente paralizzato di fronte alle tante, tragiche e quotidiane emergenze del paese e dei cittadini.

A qualcuno, alla maggioranza di noi, sfugge che i nostri antenati l'hanno sudata la costruzione e l'Unità di questo paese. Cavour, Mazzini, Garibaldi come commenterebbero questa catastrofe morale e sociale che stiamo vivendo ogni giorno?
Abbiamo distrutto, tutti insieme, nessuno escluso, i valori del Risorgimento italiano e in nome di quei falsi valori del '68 abbiamo massacrato la patria di Dante e Machiavelli.

Eppure il grande maestro Indro Montanelli l'aveva previsto già da un pezzo che il capolinea era vicino ed inevitabile. Ne aveva individuato in pieno le radici.
Invito il lettore a leggere attentamente questi due splendidi passi, con i quali mi ritrovo totalmente. Ognuno faccia un piccolo esame di coscienza e tragga le proprie conclusioni.

"Ormai sono giunto alla conclusione che la corruzione non ci deriva da questo o quel regime, da queste o quelle regole, di cui battiamo, inutilmente, ogni produzione. Ci deriva da qualche nostro virus annidato nel nostro sangue e di cui non abbiamo mai trovato il vaccino. Tutto in Italia ne viene regolarmente contaminato"

"Ad essere sincero fino in fondo, ho smesso di credere all'Italia. In un'Italia come questa dove anche una sceneggiata può bastare a provocarne la decomposizione. Sangue non ce ne sarà: l'Italia è allergica al dramma e per essa nessuno è più disposta a morire. Dolcemente in stato di anestesia, torneremo ad essere quella "terra di morti abitata da un pulviscolo umano" che Montaigne aveva descritto tre secoli orsono. O forse no, rimarremo quello che siamo, un conglomerato impegnato a discutere, con grandi parole, di grandi riforme a copertura di piccoli giochi di potere e di interesse. L'Italia è finita. O forse, nata sui dei plebisciti burletta come quello del 1860-61, non è mai esistita che nella fantasia di pochi sognatori, ai quali abbiamo avuto la sventura di appartenere. Per me non è più la Patria. E' solo rimpianto di una Patria."

Indro Montanelli

In alto un immagine morente del grande personaggio del risorgimento italiano Giuseppe Mazzini
A sinistra la bandiera del primo regno unito d'Italia
In basso, a destra,il grande Indro Montanelli

domenica 25 novembre 2007

L'aggressività:un fenomeno psico-sociale

Il giallo di Perugia, l'omicidio di Garlasco, il delitto di Cogne, Erica e Omar, la violenza degli ultrà, il G8 di Genova.
Fatti diversi ma tutti con un unico filo conduttore: la manifestazione concreta e reale dell'aggressività che produce i suoi effetti devastanti, accanto ad un chiaro disagio sociale in cui versano i soggetti protagonisti.
La spettacolarizzazione di questi gravi fatti e lo sciacallaggio mediatico che è ruotato intorno ad essi fa senso prima di tutto per la mancanza di rispetto verso le povere vittime di tanta crudeltà.
Leggendo i giornali ed ascoltando i tg e le trasmissioni di vario genere, la cosa che colpisce in negativo è il poco spazio dato a figure come gli psicologi sociali che, a mio parere, avrebbero potuto aiutare a comprendere meglio i fatti e le loro cause.
Infatti il compito dello psicologo sociale è mettere in evidenza i rapporti tra mente umana e società.
Appunto, l'aggressività è un fenomeno psico-sociale e come tale va trattato, nonostante Vespa e Mentana continuino ad invitare criminologi, psichiatri, giornalisti ed avvocati, trasformando le loro trasmissioni in reality del giallo.
Sapere chi ha commesso tali crimini è importante ma è compito dei magistrati e degli inquirenti. A mio parere il punto fondamentale è di comprendere perchè nella società del benessere accadono questi terribili episodi analizzandone le cause e cercando di prevenirle.

Il fenomeno dell'aggressività ha una lunga origine di studio e sarebbe semplicistico farlo apparire solo un tema su cui ruotano i falsi spettacoli della nostra televisione.
Freud spiegò l'aggressività con la teoria della libido e ricondusse tutto agli istinti di vita e di morte.
Lorenz col suo approccio etologico affermava che l'aggressività non è altro che il mezzo con cui la società tende all'autoconservazione della specie.
Berkowitz riconduceva l'aggressività a fattori esterni come la rabbia. Inoltre, questo autore fece notare che anche le temperature climatiche avevano le loro conseguenze dimostrando che nelle stagioni calde le violenze e l'aggressività aumentano notevolmente.
Il gruppo di Yale e Dollard riconducevano l'aggressività alla frustrazione dimostrando che il soggetto frustrato, nella maggior parte dei casi, sviluppa la sua aggressività contro un bersaglio diverso da quello che ha provocato la frustrazione.
In questo ambito è spettacolare e sconcertante il famoso esperimento Eichmann di Stanley Milgram in cui soggetti normalissimi e senza problemi scaricavano la loro violenza in maniera del tutto inusuale sotto la pressione di un'autorità.

Il giallo di Perugia è la spiegazione di come l'aggressività sia dovuta a cause molteplici e spesso incomprensibili.L'uccisione di Meredit a Perugia è un caso in cui si intrecciano aggressività individuale ed aggressività di gruppo.
Quando si parla di aggressività di gruppo non si può che accennare alla più diffusa forma di aggressività intergruppo:la violenza tra tifosi.
L'uccisione dell'ispettore Raciti e la recente morte di Gabriele Sandri hanno riportato alla ribalta questa particolare forma di aggressività. Anche in questo caso i media hanno pensato più a come curare sintomi che a comprenderne le vere cause.

Prima di tutto, nella violenza tra ultrà va messo in evidenza l'aspetto rituale del fenomeno.
Accanto alla ritualità va considerato anche il cosiddetto effetto modeling, con cui i soggetti fanno propri nuovi e complessi comportamenti acquisendoli da altri soggetti.

Dunque, la violenza dei tifosi è da una parte rituale e dall'altra è dovuta all'effetto modeling.
Tutto ciò sfocia in una vera e propria battaglia tra gruppi che diventano inspiegabilmente feroci e crudeli. E' in questo caso che si parla di "branco scatenato" che distrugge e uccide senza cognizione della realtà.
Questi gruppi sono organizzati con una propria gerarchia e mantengono una struttura ben consolidata. I ruoli all'interno di essi sono chiarissimi e ben determinati.

A fianco a ciò da non trascurare è il bisogno di apparire dei soggetti delle curve.
Spesso gli ultrà sono soggetti senza ruoli sociali ben definiti nella società. La loro mancanza di identità sociale porta a voler acquisire nuovi ruoli. La curva è lo scenario ideale per questo tipo di progetto psicologico.

Senza dilungarci in altri dettagli tecnici possiamo concludere che l'aggressività intergruppo e l' aggressività individuale sono fenomeni con cause molteplici, diverse e spesso inspiegabili dal punto di vista psicologico.
Una cosa però è certa, la crescita esponenziale di questi fenomeni.
Ciò ci fa capire quanto sia delicata la situazione sociale che sta attraversando la nostra società sempre più in piena crisi di valori.
La mancanza di punti di riferimento precisi, l'uso spregiudicato di internet, la diffusione dilagante di alcool e droga, la superficialità dei media, l'inconsapevolezza della bassa cultura da parte dei giovanissimi potrebbero essere segni che portano la nostra società verso una strada senza ritorno.
In questa società dove l'apparenza sta divorando l'essere e in cui la normalità è sempre più un'utopia, temo, saremo sempre più spettatori passivi di orribili episodi in cui la follia massacra barbaramente l'innocenza.

Sopra la splendida rappresentazione delle morte di Akseli Gallen-Kallela in La madre di Lemminkainen
In mezzo scene che viviamo ogni domenica fuori e dentro gli stadi italiani
Sotto i protagonisti di Arancia meccanica il capolavolavoro di Stanley Kubrick

martedì 6 novembre 2007