
Nato durante la sua tournee teatrale il disco risente tanto del contesto in cui è nato. Musicalmente sembrano dei pezzi quasi improvvisati, senza un filo conduttore, disordinati ma affascinanti.
Bizzarro nei suoni ma rotondo nei testi. Lo stesso cantautore afferma che si sente subito che sono pezzi da suonare più in piccoli club che in stadi o palazzetti. Pezzi musicalmenti vivi, frizzanti e nello stesso tempo leggeri. Eccezionale lavoro se si pensa che il tutto è stato realizzato in un mese e mentre il "Principe" era in giro per i teatri d'Italia con la sua band.Quanto ai testi ancora una volta poesia d'autore, poesia vera. Ma il tono è diverso. Meno polemico del solito, meno vicino a temi specificamente politici è un De Gregori che fa poesie più razionali, perchè di poesie si tratta. Come sempre profonde e spigolose al punto giusto.
Quasi ritorna il De Gregori ermetico, quello di Rimmel per intenderci.
Ma c'è una cosa in comune con tutti i lavori precedenti: il coraggio.
Il coraggio di invocare Dio in "Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra", una canzone che parla di vita vera dove si nota l'immancabile stile dylaniano in cui l'armanica decora straordinariamente l'intero pezzo.Quasi ritorna il De Gregori ermetico, quello di Rimmel per intenderci.
Ma c'è una cosa in comune con tutti i lavori precedenti: il coraggio.
Il coraggio di dichiarare che il '68 è un fallimento nelle sue radici fino a rinnegarlo. "Ci sono posti dove sono stato, posti dove non tornare.....certe stanche stanze...dove discutono di architettura e democrazia.....Dove il Piave Mormorava...E la sinistra era paralizzata e la destra lavorava". Queste strofe sono di "Celebrazione" una vera e propria perla di saggezza, di poesia e di musica leggera. Un testo che in quanto a coraggio ricorda senz'altro il suo "Cuoco di Salo" in cui il cantautore senza mezzi termini ricordava che anche i morti della Repubblica di Salò, sono da ricordare e da rispettare."Dalla parte sbagliata si muore.......quindicenni sbranati dalla primavera".
Ma è un De Gregori sempre molto attento al sociale come descrive la splendida Finestre rotte o l'altrettanto splendida "Carne umana per colazione" "c'è una luce in mezzo al cielo proprio dove stai gurdando tu, c'era una volta un mondo intero però adesso non esiste più, però esisteva veramente ed è finito chissà come, non è rimasto quasi niente a parte l'eco di una radiazione".
Nel testo scritto dal fratello Luigi Grechi , "L'angelo di Lyon," fa capolino anche l'amore mentre il De Gregori classico c'è nei pezzi "L'imperfetto" e "L'infinito".
Nel testo scritto dal fratello Luigi Grechi , "L'angelo di Lyon," fa capolino anche l'amore mentre il De Gregori classico c'è nei pezzi "L'imperfetto" e "L'infinito".
Questo è un disco che lui definisce una sorta di autobiografia fantastica. Strano sentire un De Gregori ironico sulla sua persona fino a paragonarsi ad "un ubriaco sulle scale che quando cade sa cadere o non si fa vedere". Strano sentirlo ricordare che è lui l'autore che dava la buonanotte ai fiori e calcolava i cani. Strano il titolo "Per brevità chiamato artista", come recitava il suo primo contratto discografico.
Ma nell volontà dell'autore c'è in realtà il desiderio di mettere al centro l'arte. L'arte intesa come arte vera. De Gregori in questo lavoro urla che i cantautori sono artisti, patrimonio nazionale da salvare e come tali vanno trattati e non come semplici pezzi di buttare selvagiamente sul mercato.Insomma De Gregori non delude nemmeno stavolta e la sua poesia risplende forte anche in questo disco. Anche questo lavoro è riuscito perchè già al primo ascolto se ne denota chiaramente tutto il contenuto sano, concreto e poetico.
Il segno che questo sia un album riuscito è la poca considerazione che le radio stanno avendo per il primo singolo "Per brevità chiamato Artista", come ha affermato lo stesso cantautore romano. Ma nella radio di oggi sono le cretinerie a governare e la poesia non è più presa in considerazione.
Sarebbe troppo chiedere alla radio di oggi di trasmettere un pò di cultura musicale in più, che probabilmente sarebbe poco compresa anche dai giovanissimi sempre più incatenati dalle apparenze e sempre meno attenti a grandi autori che "Per brevità si chiamano Artisti".
In alto la copertina dell'ultimo disco di De Gregori "Per brevità chiamato Artista"