lunedì 29 agosto 2011

La Calabria è anche montagna

Quando si parla di Calabria, specie nelle stagione estiva, si pensa immediatamente al mare, alle sue splendide coste. Cosa sacrosanta, indubbiamente il Mare Nostrum rappresenta una delle migliori espressioni del Mediterraneo, come si è più volte ribadito in questo blog. Colori e odori delle nostre coste sono unici, magnificamente originali. Ma non bisogna dimenticare le nostre splendide montagne.

In questo post vi descivo un breve percorso fatto personalmente, tra Lorica e Botte Donato nella Sila Grande.


La prima tappa è appunto su Botte Donato, la cima più alta della regione, siamo a circa 2000m di altezza.

Si potrebbe salire in funivia ma preferisco farlo in macchina. Man mano che si sale, la strada non è tanto larga, si notano dei panorami mazzafiato. Arrivato in cima si vede il mondo.

Il sole è fortissimo ma l'aria è fresca e pulita, quasi frizzante



Una rinfrescata alla fontana. L'acqua è ghiacciata, sa di neve. Mi godo il panorama da tutte le angolature. Non lo ricordavo così bello. Ampie distese di boschi sotto un cielo azzurro e nuvole bianche che sembrano le opere di un grande pittore. Faccio fatica ad andar via, è una meraviglia che non avrei voluto lasciare. Mi rimetto in cammino verso il lago Arvo.


Verso il lago l'aria si fa leggermente più calda ma sempre asciutta e pulita. Dopo un pò di strada si comincia ad intravedere il lago Arvo, una conca d'acqua in mezzo a boschi di splendidi pini, alti e sani. L'acqua è chiara e fredda. Qui, gli odori sono più forti di su. Di tanto in tanto si sente qualche mucca. Mi dicono che nei dintorni il latte è prelibato.



Al ritorno il sole è quasi calato ma ancora c'è tanta luce. Dalla stradina di ritorno, dominata dall'ombra dei pini, riesco a scattare altre splendide foto. Meraviglioso. Canada? No, Sila, Lorica, Calabria.
In mezzo a tanta poesia il mondo sembra essersi fermato. Un rumore di un vento leggero accarezza gli alberi in una pacifica melodia.


Ma la Calabria non è Calabria se non si parla di mangiare. Peraltro l'aria di montagna così fresca e pulita favorisce l'appetito.


Ed ecco che allora sulla strada di ritorno, proprio nei pressi del lago, sento in lontananza un forte odore di carne alla brace che si mescola alle fragranze presenti sulle sponde del lago. Intravedo il fumo. Ed ecco scorgere la sorpresa che vedete nella foto.
Le immagini commentano il resto. Io non posso che aggiungere: anche questa è poesia !!!




domenica 10 gennaio 2010

Tra 'ndrangheta e clandestini

Che bell'inizio 2010 per la Calabria. Tra bombe ai giudici, perenne malasanità e la rivolta di Rosarno la regione degli agrumi sembra essere diventata all'improvviso il centro nevralgico della cronaca italiana. E, ora dopo la guerriglia nella Piana Di Gioia Tauro, magari, oltre che la regione più povera e più mafiosa d'Italia si parlerà anche di quella più razzista.
Ma cosa c'è veramente dietro a questo dramma sociale e perchè all'improvviso è scoppiata una bomba che si era innescata almeno quindici anni fa?

PERCHE' LA RIVOLTA


Le immagini degli scontri di Rosarno, un paese della Piana Di Gioia Tauro, hanno fatto il giro d'Italia e hanno creato sconcerto in tutti i cittadini italiani. Le cause della rivolta vanno ricercate nelle pessime condizioni di vita di migliaia di clandestini.
Ormai da anni lavoratori provenienti da ogni parte dell'Africa sono impegnati nella raccolta di agrumi e ortaggi. I lavoratori, se così li possiamo definire, oltre ad essere sotto pagati (si parla di meno di 20 euri al giorno per pochi giorni al mese) per più di 15 ore di lavoro al giorno, vengono fatti dormire in vecchi edifici abbandonati dove non esiste luce, acqua e riscaldamento nè nessun altro minimo servizio per la dignità di un essere umano. Spesso non hanno nulla da mangiare. Molti di loro hanno come unico modo di nutrirsi quello di mangiare agrumi e verdure crude con pessime conseguenze per la loro salute. La maggior parte di loro sono clandestini e di questo la 'ndrangheta ne approfitta, non solo per sfruttarli sul lavoro ma, spesso, quando le condizioni lo permettono, vengono utilizzati come manovalanza criminale per attentati, intimidazioni o ferimenti.
Da tutto ciò la protesta e la successiva guerriglia a Rosarno scoppiata a seguito del ferimento di due ivoriani nella stessa cittadina.

Un altro duro colpo all'immagine della regione che ancora una volta è al centro dell'attenzione per questi squallidi episodi e non per le proprie bellezze e ricchezze.
Ma quello che fa pensare tanto è che da tutte le parti, regione, governo e organi istituzionali in genere vengono commenti timidi, non decisi a far capire cosa stia succedendo davvero in questa terra, nonostante tutto sia chiaro a tutti.
Di chi sono le responsabilità di questo triste evento? Chi ha portato questi migliaia di emigrati clandestini?Chi ha permesso che questi restassero lì senza documenti, tenuti come le bestie? E chi ha permesso che la loro rabbia si scatenasse contro l'incolpevole popolazione di Rosarno?
La protesta di queste persone, comunque non accettabile nei modi, è solo il sintomo di un cancro che quotidianamente massacra la regione. La loro protesta è verso lo sfruttamento che ogni giorno avviene ai loro danni. E la cosa che fa più rabbia è che a subire siano stati ancora una volta i poveri abitanti stretti, questa volta, nella morsa che vede da un lato i clandestini e dall'altra l'ombra della 'ndrangheta oramai indiscussa padrona della regione.

Ma mi chiedo e spero che come me, lo faccia ogni altro calabrese onesto: ma la politica dov'è?
Si, si è abbandonati dallo Stato, questo è un dato di fatto!!!! Ma i politici locali cosa fanno tutto il giorno se non contrastano fenomeni del genere? Possibile che nessuno si chieda di chi sono le responsabilità di questi fenomeni? La politica locale dovrebbe essere il collante ideale tra cittadini e istituzoni centrali, invece si vive nel più totale immobilismo e menefreghismo.
Qui c'è un intera classe politica che cura solo gli interessi personali e particolari a scapito di quelli generali. Qui siamo in presenza di un'oligarchia politica, di destra e di sinistra, che ha la cruda coscienza di presentare il proprio nome alle prossime elezioni regionali, come se tutto andasse bene. Come se il connubbio 'ndrangheta-politica sia oramai scontato. Tutto ciò nell'indifferenza di tutti, senza che nessuno si rivolti.
Solito schema:elezioni, voto di scambio, elezione delle medesime persone e poi tutto tace mentre i giovani emigrano e la disoccupazione e il malaffare divorano la regione.

Una rivolta del genere dovrebbe farci riflettere tanto. Se questa gente ha deciso di ribellarsi ai propri padroni, perchè migliaia di commercianti che ogni giorno pagano il pizzo non si ribellano ai loro aguzzini? Si, perchè pizzo e schiavitù non sono altro che lati della stessa medaglia:la 'ndrangheta.
Infatti, non bisogna creare confusione. Qui non c'entra niente il razzismo, la pelle nera ed altre corbellerie del genere. La gente di Calabria non sa nemmeno cosa sia il razzismo! In Calabria accolgono tutti con umanità e sincerità!
Qui c'è solo un fatto chiaro: la 'ndrangheta ha permesso a questa gente di restare per sfruttarli e ha lasciato questa patata bollente in mano agli onesti abitanti di Rosarno facendoli apparire all'Italia intera addirittura razzisti.
Questa non deve apparire come una guerra tra poveri schiavi e onesti cittadini. E non dobbiamo cadere nell'equivoco di tifare per gli immigrati o per i cittadini di Rosarno come se fossero due squadre di calcio rivali. Infatti entrambe sono le vittime assolute di questa triste tragedia che ha un regista ben noto a tutti.
Poco importano gli arresti che sono stati fatti tra gli abitanti e tra i clandestini sfruttati.
Qui c'è bisogno di chiarire chi ha permesso tutto questo. Non va curato il sintomo ma la causa della malattia. Qui va sbattuto in carcere chi permette agli immigrati clandestini di arrivare per poi sfruttarli per i propri interessi. E tutto ciò va fatto con qualsiasi metodo se si vuole ritornare alla legalità e se si vuole dare una speranza concreta a questa terra.

Solo prendendo coscienza che il vero nemico di noi tutti cittadini onesti calabresi non è altro che il malaffare, potremmo, finalmente, smetterla di offendere quotidianamente i nostri antenati greci che qualche secolo fa avevano decorato questa regione di monumenti, sapienza ed intelligenza.

E solo prendendo coscienza di questa terribile verità potremo evitare che la tranquilla gente di Rosarno e dell'intera Calabria si trovi da sola non di fronte ad una rivolta di schiavi ma all'ombra di una cappa che non lascia via di uscita e annebbia le coscienze di ogni essere umano.
Buon anno a tutti.

domenica 26 luglio 2009

Buone vacanze

Auguro buone vacanze a tutti i lettori di Realismo Storico quest'anno volutamente avaro di post.


Con questo splendido scorcio di Zante, l'isola che diede i natali al grande Ugo Foscolo, Vi lascio un caloroso arrivederci.

domenica 24 maggio 2009

Ali e Radici

Ramazzotti fa undici. Ali e Radici, uscito il 22 maggio in cinquanta paesi, è infatti l'undicesimo disco in studio del cantautore romano. A due anni da E2, una raccolta che aveva visto la partecipazione di ospiti illustri fra tutti Santana e Steve Vai e a quattro dall'ultimo disco in studio Calma Apparente, l'ex ragazzo di periferia ritorna con undici pezzi inediti e uno acquistabile solo su i-tunes.
Ma non siamo qui nè per ricordare che il primo singolo del disco Parla Con Me è il brano più trasmesso dalle radio nè per ripetere che l'artista romano in venticinque anni di carriera ha venduto cinquanta milioni di dischi in tutto il mondo. A questo ci pensano già, abbondantemente, le stesse radio e la stampa di settore.
Quello che ci preme in questo post è ricordare che anche un disco pop può avere ottimi contenuti. Ciò per non incappare nell'errore superficiale di pensare che tutto ciò che è pop è banale canzonetta scontata.
Detto ciò, è obbligatorio ricordare che Ali e Radici non è l'album che avvicina alla musica di Ramazzotti chi non è abituato ad scoltarla. Nonostante le numerose novità musicali presenti l'album è tipicamente ramazzottiano. Il timbro classico del cantautore romano è presente in tutti i brani dell'album. Inoltre non ci sono duetti cosa a cui Ramazzotti ci aveva abituato fin dai suoi esordi.
Claudio Guidetti e Michele Canova Iorfida sono i co-produttori insieme allo stesso Ramazzotti. Nei testi Ramazzotti si affida al solito, ottimo, Adelio Cogliati diventato una sorta di alter ego di Ramazzotti.
La novità del disco è soprattutto nei testi dove, per la prima volta in venticinque anni ,i contenuti del dolce sentimento lasciano il posto a temi strettamente sociali. Non che Ramazzotti non aveva mai parlato di temetiche sociali, comunque sempre presenti. Ma qui c'è una netta e voluta prevalenza del sociale. Sarà che il periodo delicato e particolare che attraversiamo tutti?

Il disco si apre con la curiosa e travolgente Appunti e Note, la descrizione del mestiere di cantautore e la felicità di essere tale, la volontà di migliorare continuamente il proprio percorso musicale e la solenne promessa di impegnarsi per tutta la vita a dare il massimo come artista.
Nel singolo Parla Con Me si denuncia, attraverso un complesso e raffinato video, girato a Los Angeles, l'incomunicabilità delle persone. L a tecnologia che distrugge, se usata male, il dialogo tra le persone creando tra di loro barriere insormantabili.
In Nessuno Escluso è descritta la catastrofe creata da tutti gli esseri umani, appunto, nessuno escluso. Nel brano, probabilmente il più riuscito del disco, le parole sono sentenze che cadono pesanti come macigni "Non è questo il paradiso, quello che immaginavamo tutti noi, non c'è mondo più diviso, questo è il dato triste che ci rimane. Il vero giusto sai chi è ? E' l'uomo che sa prendere un pò di colpa anche per se".
Anche Non possiamo chiudere gli occhi affronta il tema sociale della violenza sugli esseri umani e sull'ambiente. Musicalmente il brano, arricchito dall'elettronica di Canova, ci ricorda musiche degli anni '80. Un bambino di 10 anni di nome Nino urla agli adulti di non restare indifferenti di fronte a certe tragedie. Nel brano c'è addirittura l'auspicio di un imminente risveglio delle coscienze.

Ma se il disco sembra essere attraversato da un pessimismo acuto, ci sono due pezzi che riportano speranza di rinascita. Il primo, Il Cammino, una bellissima ballad anni '60, è ispirata dai versi di Pablo Neruda "possono recidere tutti i fiori ma non possono fermare la primavera". Ramazzotti riutilizza i cori che danno armonia alla canzone. Il testo invita a non mollare mai anche nelle più dure avversità della vita.
Il secondo, Come Gioielli, è il pezzo più profondo dell'album. "Il sorriso di un bambino, il bacio di una madre, un gesto di fraternità, l'acqua limpida e sorgiva," sono valori da custodire gelosamente come gioelli. Sono questi i pilastri da cui ripartire per ricostruire una nuova società.
Bello anche il brano pop-rock di Affetti Personali, un vero e proprio inno all'amicizia. Che mondo sarebbe senza amicizia? Inutile o, quantomeno, vuoto.

E l'amore? Certo si parla anche d'amore altrimenti che Ramazzotti sarebbe! L'Orizzonte, Bucaneve, e Controvento son i tre brani che lo trattano. Il primo è una dolce melodia intonata dalla nota London Session Orchestra. Bello anche il pop di Bucaneve e l'ReB di Controvento.
Infine il brano Ali e Radici. Il desiderio dell'autore di dividere la propria anima tra le proprie radici e i nuovi voli che attendono una persona. Il desiderio artistico di restare ancorato alle proprie radici ma la voglia di seguire nuove rotte musicali, come alcuni pezzi dell'ultimo lavoro dimostrano.
Questo è Ali E Radici. Un disco semplice e complesso. Maturo, profondo e a tratti utopico nei testi, pulito, elegante e limpido nei suoni, di ampio respiro internazionale.
Tutto sommato un Ramazzotti cresciuto, sempre con i piedi per terra, contaminato positivamente dagli ospiti internazionali della precedente raccolta E2.

Un'ultima considerazione di carattere tecnico. Nel disco sono presenti musicisti di grosso spessore. Alla batteria Vinnie Colaiuta, alla chitarra elettrica Mike Landau oltre che l'eccezionale London Session Orchestra. Ramazzotti oltre che essere co-produttore del disco è impegnato anche in alcune parti strumentali. In Parla Con Me suona il mandolino e gli assoli di chitarra elettrica di Nessuno Escluso e di Come Gioelli sono suoi. Sarebbe il caso che gli addetti ai lavori nelle proprie analisi sottolineassero anche questi aspetti affinchè si facesse notare che Ramazzotti oltre che un ottimo interprete del pop nostrano è anche un musicista di buon livello come da venticinque anni dimostra nelle sue esibizioni dal vivo in tutto il mondo.

In alto a sinistra la copertina del nuovo lavoro di Eros Ramazzotti, Ali e Radici. In basso il cantautore romano impegnato alla chitarra elettrica durante il trionfale concerto di Roma(2004)

lunedì 6 aprile 2009

SOLIDARIETA' AGLI AMICI ABRUZZESI

In questi terribili momenti esprimo la mia vicinanza e solidarietà agli amici abruzzesi.

lunedì 9 febbraio 2009

Eutanasia e pena di morte: due lati della stessa medaglia

Quando si affrontano temi di carattere etico-morale si ha la sensazione che ogni parola di troppo sia sbagliata e che ogni giudizio sia superfluo. Se poi questi temi innescano battaglie politiche e addirittura scontri tra organi dello Stato ci rendiamo conto che la questione è di una delicatezza estrema.

Fatta questa precisazione d'obbligo, voglio iniziare questo post contro l'eutanasia partendo da una riflessione logica e naturale.
Quando alla fine del 2007 l'Onu approvò la moratoria sulla pena di morte furono tanti coloro i quali si ritennero paladini dei diritti dell'uomo. La difesa della vita era a tratti esagerata. Era il trionfo dell'uomo come essere rispettato, come essere vivente. Qualcuno di questi signori riteneva che quella moratoria era il punto di partenza verso l'abolizione totale della pena capitale. Si scorgeva all'orizzonte il successo completo del celebre libro di Cesare Beccaria, "Dei delitti e delle pene".
E a dire il vero quello fu un successo, se non altro perchè mise d'accordo intellettuali di varia cultura, religione e tendenza politica.
A distanza di qualche anno, molte di quelle stesse persone, che professavano il diritto alla vita e che portavano in piazza la loro difesa per la vita, si trasformano in difensori della morte, della morte che prevale sulla vita. All'improvviso si diventa difensori della buona morte(eutanasia).
Ora la domanda nasce spontanea: perchè se in Texas una sentenza condanna a morte una persona non esitiamo a definire che lo stato è criminale mentre se una sentenza decide di sospendere il nutrimento ad un malato la stato è portatore e difensore di diritti? Non è forse anche quest'ultimo un omicidio? Cosa cambia?

Entriamo nel merito del caso che sta riempendo le pagine dei nostri quotidiani negli ultimi giorni, il caso di Eluana Englaro, la ragazza rimasta in coma diciassette anni fa dopo un incidente stradale.
Purtroppo Eluana è morta qualche ora fa in seguito alla recente sentenza che ne ha deciso la sospensione dell'alimentazione.
Permettetemi di dire che quella sentenza ha sancito un'esecuzione in piena regola e ne spiego il motivo, a mio parere, incontestabile. Nessuno è in grado di togliere la vita ad un altro essere vivente e nessuno può togliere la vita a se stesso. E' su questo principio che si basa la mia critica assoluta ed inequivocabile all'eutanasia. Inoltre, nel caso in questione, non esistono volontà espresse da parte di Eluana ma solo presunte. Forse noi tutti, non ci scandalizziamo quando viene condannato a morte un presunto colpevole?
Ma ammesso e non concesso esisteva una volonta espressa di morire non si entrerebbe forse nella sfera del suicidio?
Come dire sono malato di cancro e mi tolgo la vita, identica cosa. La speranza viene decapitata e la sofferenza raggirata con la fine della vita.

Gli Stati Uniti da tempo hanno adottato il testamento biologico e addirittura nello stato dello Oregon esiste il suicidio assistito. Ricordando il caso drammatico di Terri Schiavo voglio solo ribadire di non imitare gli Usa in queste leggi mostruose che nulla hanno a che fare con la dignità dell'uomo come essere vivente.
Perchè i giudici americani calpestano i diritti dell'uomo quando condannano a morte una persona e li difendono quando fanno morire di fame e di sete un malato?Mi associo al dolore della famiglia di Eluana di cui ho un grandissimo rispetto. Però non ne condivido in assoluto la scelta.
Non dobbiamo aver paura di definire la morte di Eluana un'esecuzione in piena regola. Anche in questo caso i giudici si sono sostituiti al Dio supremo proprio come avviene nelle esecuzioni capitali.

In fine voglio dedicare un piccolo spazio ai tanti miracolosi risvegli dal coma fra tutti il clamoroso risveglio del siciliano Salvatore Crisafulli .
E se avessimo staccato la spina anche alle persone che poi si sono svegliate dal coma? Non avremo, forse, commesso un ingiusto omicidio proprio come quando si condanna a morte un innocente?

Non voglio consigliare leggi al legislatore ma solo ribadire che ogni legge che va nella direzione dell'eutanasia, va verso il trionfo della morte sulla vita e non della sana laicità dello stato. Queste leggi non hanno niente a che vedere con uno stato laico.
Eluana ha finito di soffrire ma non lo doveva decidere la belva umana ma semplicemente il Dio che ci ha creato.
"L'eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna del dramma dell'uomo".

In alto un titolo della tragica vicenda di Ambrogio Fogar
In mezzo un lettino in cui vengono esguite le esecuzioni capitali in Texas
In basso Salvatore Crisafulli, risvegliatosi miracolosamente dal coma vegetativo

venerdì 12 dicembre 2008

Nostalgia di una tv sana

Alcuni mesi or sono scrissi un post sulla tv spazzatura. Anche in questo post voglio ribadire, come allora, la condanna verso la mediocrità della tv di oggi. Ma questa volta preferisco che a parlare siano le straordinarie immagini di questi splendidi video. In queste brevi bozze di trasmissioni si può chiaramente notare come alla base della tv del passato c'erano semplicità, serietà, cultura, qualità ed equilibrio morale. L'inutilità e l'ignoranza, anche nelle trasmioni più semplici, erano assenti.
Buona visione.

Cultura:




Semplicità:



Qualità:



Ancora, "arte"e cultura (anche in un semplice intervallo):

lunedì 3 novembre 2008

La prima guerra mondiale:da Kubrick al "nostro" 4 Novembre


Quando sento parlare di prima guerra mondiale mi vengono in mente generalmente due cose. La prima sono i racconti di alcuni reduci che quand'ero bambino mi raccontavano le loro esperienze vissute tra le trincee e la seconda è il capolavoro cinematografico di Stanley Kubrick "Orizzonti di gloria".
Il film di Kubrick è probabilmente il miglior tentativo di descrizione della prima guerra mondiale. Il regista americano pone al centro della sua "opera" il rapporto tra generali e soldati e analizza la guerra in quanto tale, senza dietrologie o mezzi termini. Il realismo storico di Kubrick è raccapricciante e descrive in maniera cupa e cruda cosa fu quella guerra. Senza insistere tanto sulle scene di guerra e senza far ricorso al banale lieto fine descrive la guerra in maniera realista ed esemplare,direi unica. Le storie di vita che i soldati vivono in trincea, la paura della morte, l'onore di appartenere alla patria per cui combattere, la consapevolezza di una morte vicina e la speranza di ritorno a casa. Tutto ciò Kubrick lo descrive in maniera esemplare. Ve ne consiglio la visione.


Fatta questa premessa d'obbligo occorre prima di tutto dire che la prima guerra mondiale fu l'ultima guerra antica e la prima guerra moderna. Infatti ci troviamo di fronte alle prime armi moderne da un lato; dall'altro le strategie dei generali dei vari eserciti, le terribili battaglie corpo a corpo e le famose trincee dove i cadeveri si confondevano con i soldati e i topi e la fame divoravano i soldati che si apprestavano alle sanguinosissime battaglie. E' appunto nelle cupe trincee che nascono e muoiono rapporti umani, che dalla vita e dalla speranza si passa immediatamente alla morte e al dolore. E' qui che i soldati tra il ricordo di un amore lasciato e il desiderio di ritrovarlo combattono le loro battaglie.
E' in questo tragico contesto che vanno ricordate le famose battaglie di Verdun e della Marna (tra tedeschi e francesi), la battaglia dei Carpazi tra (Austriaci e Russi) e la stessa battaglia di Caporetto.


Si, perchè anche il nostro paese, schierato contro l'esercito austro- ungarico, prese parte alle operazioni di guerra. Anche i nostri soldati vissero quello che Kubrick descrive nel suo capolavoro. La testimonianza diretta di Delfino Borroni (nel video) l'ultimo reduce della grande guerra, morto qualche giorno fa, ne è testimonianza. E' testimonianza di come le pallottole vaganti potevano all'improvviso spezzare i sogni di un giovane ragazzo.
Senza ricordare passo passo le vicende belliche basta solo ricordare che il nostro esercito più volte fu umiliato da quello austriaco. Celebre fu la sconfitta di Caporetto, tanto celebre da entrare nel linguaggio comune del nostro paese ogni volta che si vuole citare una disfatta grave.
Ma dopo tante umiliazioni il nostro esercito, sotto la guida del generale Armando Diaz , sconfisse quello austriaco nella battaglia di Vittorio Veneto. Il 4 Novembre del 1918 si realizzava la tanta sofferta unità nazionale e fu così che il sacrificio di tanti eroi ebbe successo. Fu questo l'ultimo atto del Risorgimento italiano. Fu questo l'ultimo atto della tanto sofferta Unità d'Italia.


Ma aldilà delle vicende strettamente storico-militari è un obbligo ricordare che il 4 novembre è una festa nazionale. Tutti, a mio parere, devono sapere che il 4 novembre nacque l'Italia sul sacrificio dei nostri eroi. Non capisco perchè questa festa non debba essere un giorno di festa nazionale al pari del 25 aprile e del 2 giugno. Perchè nel corso degli anni il significato della festa è diventato sempre più sbiadito? Le migliaia di soldati che diedero la vita per l'Unità e la libertà del nostro paese non sono morti di serie "b". Nè tantomeno si deve avere timore di parlare di patria e ribadire che quegli eroi che combatterono corpo a corpo contro l'allora nemico austriaco lo fecero appunto per la patria.

Il ricordo di questi eventi storici è un "nostro" dovere morale, sta nella nostra identità e non dobbiamo rinnegare le cose più belle che restano di quest'Italia.

Il mio maestro delle scuole elementari, che ricordo sempre con grande affetto come un maestro di vita, ci ha sempre fatto rispettare e ricordare questo evento. Ricordo che venivano invitati alcuni reduci in classe a narrare la propria esperienza o si andava ai monumenti per ricordare i caduti.
Spero che anche oggi nelle scuole questa festa sia ricordata in maniera seria. Eventi del genere non si possono nè dimenticare nè metter in secondo piano se vogliamo che il 4 novembre nel nostro paese non si riduca solo al giorno delle elezioni americane.

Nel video in alto la testimonianza diretta dell'ultimo reduce della prima guerra mondiale Delfino Borroni morto a 110 anni il 26 ottobre 2008. In mezzo a sinistra la copertina del successo di Stanley Kubrick "Orizzonti di gloria". In basso a destra immagini di una trincea dell'epoca.

lunedì 13 ottobre 2008

Crolla Wall Street : un altro '29?

Con questo lungo-breve post non voglio fare un'analisi ecomomica della grande crisi finanziaria che sta dilagando in occidente ma piuttosto un'analisi storico-economica del fenomeno nel tentativo di comprendere se questa crisi di ottobre 2008 è paragonabile a quella dell'ottobre del 1929.
Le similitudini esistono e certamente la paura è tanta nonostante e per fortuna, nessuno di noi , se non qualcuno dei nostri nonni, abbia vissuto direttamente quella grave crisi.
Ma perchè la crisi del '29? Perchè a distanza di quasi ottant'anni il fenomeno si ripete nella sua gravità?

La crisi del 1929

Anche la crisi del '29 si manifestò nella sua prima fase con il clamoroso crollo di Wall Street. Per tutti gli anni venti i valori dei titoli erano stati incredibilmente alti e l'economia americana aveva conosciuto quello che qualcuno ancora oggi definisce "l'età dell'oro".
Ma nel 1928 in seguito al sovrabbondante raccolto si abbassano i prezzi dei prodotti agricoli, i ceti agricoli hanno meno disponibilità per l'acquisto di prodotti industriali, che restano invenduti.
In breve termine c'è una brusca contrazione della produzione che provoca un ribasso delle quotazioni dei titoli fino ad allora incredibilmente alti. Fu così che il gran numero di speculatori improvvisati e impreparati sono costretti a vendere prima ancora di pagare il 90% del valore del titolo. Dapprima le banche cercano di porre rimedio attuando forti acquisti ma in seguito sono costrette a liquidare anche i loro pacchetti più deboli.
Più o meno fu questa la trama di un tracollo finanziario che in poco tempo fece sentire il suo peso sull'economia reale di tutto il mondo.
Suicidi, fallimenti a catena. Le merci restano invendute, le banche restringono il credito e molte di esse chiudono e con esse anche tante imprese di produzione industriale. La produzione subisce una brusca contrazione; i commerci interni ed esterni si riducono; le attività edilizie si arrestano; i salari diminuiscono; crollano i prezzi dei prodotti agricoli; la disoccupazione è dilagante; in tre anni falliscono più di 5000 istituti bancari. In questa grave situazione economica campagne e città rivedono lo spettro della miseria.

Anche in Europa e in Italia la situazione precipitò abbastanza velocemente. Anche in Europa si susseguirono i crack bancari. Si iniziò nel maggio del 1931 con la viennese Creditanstalt seguita, nel luglio dello stesso anno, dalla tedesca Darmstädter und Nationalbank che trascinò con sè il fallimento di altre banche e il dimezzamento della produzione nazionale e la disoccupazione di circa sei milioni di tedeschi.
Una catastrofe in piena regola che, dagli Stati Uniti ,in pochi mesi si diffuse a macchia d'olio nel resto del mondo senza esclusione di colpi, ed è il caso di dire, senza risparmiare nessuno.

Crisi 2008

L'attuale crisi finanziaria ci riporta senza dubbio alla memoria la crisi del '29 sopra descritta.
Il crollo di wall street e il fallimento di Lehman Brothers, la difficile situazione di Morgan Stanley hanno sicuramente dimostrato che la situazione è drammatica. La causa della crisi va ricondotta allo sgonfiamento della bolla immobiliare e alla crisi dei mutui subprime. Il mancato pagamento di un gran numero di rate ha fatto si che le banche si trovino di fronte ad una grossa crisi di liquidità. Tutto ciò ha già avuto effetti in tutto il mondo occidentale. In Germania traballa il colosso Hypo Real Estate. In Italia Unicredit ha dovuto, per il momento ricapitalizzare.
Naturalmente anche in questa crisi la situazione non è facile e ciò lo dimostra la rincorsa ai vari vertici mondiali che gli stati leader del mondo stanno tenendo in questi giorni. Le politiche di breve periodo devono evitare che le banche falliscono trascinando con sè i propri risparmiatori.
Se ancora non possiamo azzardare dei paragoni con la grande depressione economica degli anni trenta alcune riflessioni sono d'obbligo.
Certamente oggi viviamo in un contesto storico-politico diverso di quello dell'epoca,. Oggi regna una relativa pace tra le potenze. Va poi aggiunto che grazie anche al nuovo soggetto Europa non verranno seguite politice di tipo isolazionista come fu nel '29. Inoltre, a quanto pare, i governi si sono resi conto immediatamente della gravità della crisi intervenendo subito,senza sottovalutare nulla, come per certi versi capitò nel 1929.
Ma, detto ciò, non va dimenticato che la crisi del '29 spazzò via anche quelle deboli democraziae dando il via a totalitarismi e a regimi in gran parte d'Europa.

Dunque alcuni dubbi son o leciti: le nostre democrazie sono mature a tal punto da evitare eventi politici di quel genere in seguito ad una grande crisi economica come questa? Come reagirà questo capitalismo al crollo della finanza ritenuta un suo punto cardine? Il nostro paese come affronterà questa grave crisi? Le carenze strutturali, che in Italia sono più accentuate che altrove, quanto peseranno?Le conseguenze saranno le stesse del '29?
Vedremo che sarà. Per il momento non potendo fare previsioni certe non ci resta che auguraci una politica economica decisa e comune che metta in primo piano la produzione e l'industria.
Così facendo potremo fare veramente i conti con la ricchezza reale, facendo ritornare la finanza una mezzo per trasferire ricchezza e non un fine. Solo così, a mio parere, si puo ridare al capitalismo nuova linfa e una nuova etica affinchè non avvengano più disastri economici del genere, in grado di condizionare gravemente gli equilibri sempre più precari del nostro pianeta.

In alto l'emblematico titolo di un quotidiano inglese che annuncia il crollo di Wall Street; In mezzo,una nota immagine del film "Tempi moderni" di Charlie Chaplin che incarna in pieno la crisi del '29. In basso il dittatore austriaco, una delle conseguenze politiche della crisi del 1929.

giovedì 25 settembre 2008

TV SPAZZATURA: VIETATELA AI BAMBINI

Palla al centro e co n l'autunno pronti, partenza via, riparte la tv.
Quattordici settembre 2008: inizia "Quelli che il calcio". Devo dire che la trasmissione non mi dispiace. A volte simpatica a volte banale ma tutto sommato accettabile. Mentre mi appresto a seguire la seconda giornata del campionato di calcio mi accorgo di una cosa sconcertante. "Quelli che il calcio" diventa una vera e propria promozione dell'altra trasmissione diretta dalla Ventura "L'Isola dei Famosi", un'accozzaglia di personaggi falliti e riciclati che dell'apparenza e della superficialità ne fanno un'arte. E sono due. Alla Ventura tutte e due le trasmissioni. A lei, che in tutti i suoi difetti ha la capacita di apparire capace più di ogni altro o altra.

Tutto in piena regola, aspettando con ansia "Uomini e Donne", "Amici", e "Grande Fratello".
L'estremo dell'ignoranza, della perversione sentimentale, il massacro dei valori fondamentali della società. Palcoscenici in cui più si è ignoranti più si diventa famosi. Il massacro totale della cultura. Pianto facile e falso sentimentalismo. In sintesi, il crollo di un sistema di valori che tutti credevamo indistruttibili. Insegnamenti nocivi per tutti i bambini e gli adolescenti. Lezioni di mediocrità e di decadentismo che si attaccano ai cervelli e alle coscienze dei giovani come un grave morbo e non le abbandonano più. La distruzione totale delle coscienze. Modelli che insegnano ai giovani il risultato senza sacrificio.
Così definisco queste trasmissioni e i loro pseudo conduttori.

Non vorrei apparire qualunquista ne vorrei saltare da un argomento all'altro.
Negli ultimi giorni seguo con grande attenzione e senza meraviglia le polemiche italiote sulla scuola. Maestro unico, modelli pedagogici, insegnanti arrabiati col governo. Non oso dare dei giudizi in questa sede ma esprimo solo i miei dubbi. Che importanza ha come è composta la scuola se poi i bambini una volta a casa vengono intossicati da una tv sempre più incentrata su modelli Beatiful ? Ancora: che futuro avrà un bambino se una volta a casa deve confrontorsi e seguire "Amici " della De Filippi o "C'è Posta per te"?
Queste trasmissioni tendono ad abbattere quanto di buono è rimasto nella nostra società diffondendo, come la peste, valori astratti e superficiali e violentando quotidianamente la normalità e il benessere sociale.
L'Italia è, in teoria, un paese libero e la censura non è possibile, almeno per questo tipo di trasmissioni. Visto che purtroppo questo tipo di tv non è censurabile allora vietatela ai bambini.!!!
Non abbiate paura di vietare loro qualcosa. Vietate loro questa pornografia lecita che produce ad essi danni irreparabili.
Investire sul futuro dei giovani non significa solo regalare e permettere. Significa anche negare, vietare, dialogare e insegnare. Un genitore può fare più di qualsiasi bravo maestro e a mio parere ha l'obbligo di insegnare ai figli che queste trasmissioni sono dannose e non hanno senso di esistere proprio perchè sono un insulto alla cultura.
Dimostriamoci attenti e preparati a boicottare questo tipo di televisione se vogliamo che la nostra società sia un pò migliore e non abbia alla propria base apparenza e superficialità. Una società sana si costruisce partendo da queste piccole cose e un piccolo gesto come quello di cambiare canale, in presenza di questi scempi pubblici, potrebbe essere un ottimo insegnamento per i più giovani.

domenica 31 agosto 2008

Italia e Libia finalmente amici

Ogni cosa ha una fine. Finisce un'amore, finisce una guerra, finisce una pace, finisce un'amicizia. Finisce anche quello che non avremo mai pensato finisse, la lunga e travagliata inimicizia tra Italia e Libia.
E finisce con un accordo che prevede un risarcimento di 5 miliardi di dollari da pagare in venti anni e con la simbolica ed azzeccata restituzione della Venere di Cirene trovata in Libia nel 1913 e portata in Italia in quegli anni. L'Italia chiede scusa per gli eccidi compiuti nell'età coloniale e con la cifra sopra citata cerca di risarcire le devastazioni del periodo coloniale e di mettere fine ad un contenzioso che sembrava infinito.
Un pò di storia

Nel 1911 durante la guerra contro la Turchia l'Italia occupa la Tripolitania e la Cirenaica. Fu una delle prime azioni di colonialismo portata avanti dall'allora primo ministro Giolitti. Da quel momento la Libia resterà sotto occupazione italiana fino al 1943 ed in questo periodo saranno numerose le deportazioni, le uccisioni e le devastazioni fatte dall'Italia.
Nel 1951 la Libia diventa indipendente e nel 1969 prende il potere con un colpo di stato del Colonnello Gheddafi. Il sentimento di odio verso l'Italia, che il colonnello trasferisce ai sui sudditi, è immediato e nel '70 si assiste all' espulsione dalla Libia di 20.000 italiani a cui vengono anche sequestrati tutti i beni. Il colonnello alterna comportamenti anti italiani a comportamenti che tendono la mano al nostro paese ma non finirà mai di ripetere che l'Italia deve un risarcimento alla Libia per gli orrori commessi durante il periodo coloniale. Ottimi furono i rapporti con Giulio Andreotti e sotto i suoi governi ci furono ottimi accordi commerciali con la Libia del Colonnello.
Il gelo totale arriva il 15 aprile del 1986 quando il Colonnello lancia due missili scud a Lampedusa. In un primo momento si pensa ad un attacco diretto al nostro paese ma poi più tardi si chiarirà che l'attacco era rivolto ad una base americana.
Da quel momento più bassi che alti fino alla terribile giornata seguita alla famosa maglietta esibita da Calderoli, nel 2002, che provocò addirittura l'assalto all'ambasciata italiana provocando 11 morti.

L'accordo

L'accordo di questi giorni che Berlusconi ha fatto con la Libia è un accordo dai vecchi sapori che ci ricorda un pò quelli siglati con il paese del Colonnello dai governi Andreotti. Esso è battezzato come accordo dell'amicizia e la Libia si impegna anche ad eliminare la giornata anti italiana sostituendola con la giornata dell'amicizia con l'Italia.
Ma cosa ottiene il nostro paese in cambio della restituzione alla Libia della Venere di Cirene e dei di 5 miliardi di dollari da pagare in venti anni?
Il fatto che l'accordo avvenga alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla Georgia la dice lunga e catapulta il nostro paese in un ruolo di prima linea nei rapporti internazionali.
Sono vari i fronti a cui il nostro premier ha pensato nel siglare questo accordo.

  • Prima di tutto la questione energetica. L'accordo, infatti, prevede inoltre, per i prossimi venti anni, contratti per la fornitura di petrolio e gas della Libia al nostro paese. Senza dimenticare che i 5 miliardi da versare saranno destinate principalmente alla costruzione di un'autostrada faraonica che dovrebbe collegare il confine egiziano a quello tunisino oltre che alla costruzione di centinaia di abitazioni. In un contesto del genere le imprese italiane saranno sicuramente privilegiate.
  • Il secondo punto rigurda l'immigrazione clandestina. Non dimentichiamo che gran parte dei clandestini arrivano dal mare Libico. Un pattugliamento comune delle coste libiche potrebbe essere un ampio argine alle flotte di immigrati che ogni giorno si avventurano in mano ai commercianti di schiavi.
  • In terzo luogo la visita lampo di Berlusconi a Tripoli è servita ad incontrare anche Ivanov il vice di Putin. La situazione di tensione tra Usa e Russia è un grosso problema per Berlusconi che ha sempre basato la sua politica estera sull'asse Putin-Bush. L'incontro in Libia con Ivanov servirà al Premier a presentarsi a Bruxelless con una visione più chiara sulla posizione russa. Sicuramente l'Italia non prenderà posizioni anti russe come non prenderà posizioni antiamericane. Situazione non facile che però mette il nostro paese al centro della crisi nei rapporti Usa-Russia -Europa.
Dunque un accordo che entrerà nella storia e che non può che apportare benefici al nostro paese da tutti i punti di vista. La nostra delicata situazione energetica e la difficile ed aleatoria situazione nel Caucaso impone di stabilire rapporti con paesi che abbondano di energia.
Un ultima considerazione è d'obbligo fare. Non dobbiamo dimenticare tutti quegli italiani che nel '70 furono espulsi dalla Libia e a cui vennero sequestrati tutti i beni dallo stato libico. Speriamo che anche per loro ci sia prima o poi un giusto risarcimento.

In alto la stretta di mano che ha suggellato l'accordo tra il Colonnello Gheddafi e Silvio Berlusconi
In mezzo a sinistra la splendida Venere di Cirene

sabato 2 agosto 2008

Blog in vacanza

Auguro buone vacanze e buon divertimento a tutti .


Arrivederci a presto.

Nella foto lo splendido Castello Aragonese sito in località Le Castella - Crotone

martedì 17 giugno 2008

L'onestà di un campione chiamato Marco Van Basten

Qualche anno fa il grande Marco Van Basten ci aveva abituati a prodezze irripetibili. Uno degli attaccanti più forti di tutti i tempi, tre volte pallone d'oro, con una carriera stroncata da un infortunio alla caviglia, aveva sempre allietato i nostri animi calcistici con delle prodezze da primo della classe.
Ma stasera il grande Marco e la sua Olanda hanno dato una lezione di onestà all'Europa intera. Battendo per dua a zero la Romania hanno permesso alla nostra nazionale di passare ai quarti di finali degli europei. Infatti, mentre l'Olanda di Van Basten, già qualificata, si imponeva sulla Romania , la nazionale di Mr Donadoni batteva la Francia con lo stesso risultato.Complimenti Olanda, complimenti Italia ma soprattutto complimenti a te, grande Marco Van Basten. La tua eleganza e la tua serietà hanno fatto ancora una volta la differenza.
Comunque vada, grazie.

sabato 31 maggio 2008

Per brevità chiamato Artista

Poca politica, poco amore, tanta vita e al centro l'arte. Strano ma vero. Siamo lontani dal più recente De Gregori sempre vicino ai temi politici e sempre elegante e perfetto nei suoni e nei testi. Questo è tutt'altro che un disco perfetto.
Nato durante la sua tournee teatrale il disco risente tanto del contesto in cui è nato. Musicalmente sembrano dei pezzi quasi improvvisati, senza un filo conduttore, disordinati ma affascinanti.
Bizzarro nei suoni ma rotondo nei testi. Lo stesso cantautore afferma che si sente subito che sono pezzi da suonare più in piccoli club che in stadi o palazzetti. Pezzi musicalmenti vivi, frizzanti e nello stesso tempo leggeri. Eccezionale lavoro se si pensa che il tutto è stato realizzato in un mese e mentre il "Principe" era in giro per i teatri d'Italia con la sua band.
Quanto ai testi ancora una volta poesia d'autore, poesia vera. Ma il tono è diverso. Meno polemico del solito, meno vicino a temi specificamente politici è un De Gregori che fa poesie più razionali, perchè di poesie si tratta. Come sempre profonde e spigolose al punto giusto.
Quasi ritorna il De Gregori ermetico, quello di Rimmel per intenderci.
Ma c'è una cosa in comune con tutti i lavori precedenti: il coraggio.
Il coraggio di invocare Dio in "Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra", una canzone che parla di vita vera dove si nota l'immancabile stile dylaniano in cui l'armanica decora straordinariamente l'intero pezzo.
Il coraggio di dichiarare che il '68 è un fallimento nelle sue radici fino a rinnegarlo. "Ci sono posti dove sono stato, posti dove non tornare.....certe stanche stanze...dove discutono di architettura e democrazia.....Dove il Piave Mormorava...E la sinistra era paralizzata e la destra lavorava". Queste strofe sono di "Celebrazione" una vera e propria perla di saggezza, di poesia e di musica leggera. Un testo che in quanto a coraggio ricorda senz'altro il suo "Cuoco di Salo" in cui il cantautore senza mezzi termini ricordava che anche i morti della Repubblica di Salò, sono da ricordare e da rispettare."Dalla parte sbagliata si muore.......quindicenni sbranati dalla primavera".

Ma è un De Gregori sempre molto attento al sociale come descrive la splendida Finestre rotte o l'altrettanto splendida "Carne umana per colazione" "c'è una luce in mezzo al cielo proprio dove stai gurdando tu, c'era una volta un mondo intero però adesso non esiste più, però esisteva veramente ed è finito chissà come, non è rimasto quasi niente a parte l'eco di una radiazione".
Nel testo scritto dal fratello Luigi Grechi , "L'angelo di Lyon," fa capolino anche l'amore mentre il De Gregori classico c'è nei pezzi "L'imperfetto" e "L'infinito".

Questo è un disco che lui definisce una sorta di autobiografia fantastica. Strano sentire un De Gregori ironico sulla sua persona fino a paragonarsi ad "un ubriaco sulle scale che quando cade sa cadere o non si fa vedere". Strano sentirlo ricordare che è lui l'autore che dava la buonanotte ai fiori e calcolava i cani. Strano il titolo "Per brevità chiamato artista", come recitava il suo primo contratto discografico.
Ma nell volontà dell'autore c'è in realtà il desiderio di mettere al centro l'arte. L'arte intesa come arte vera. De Gregori in questo lavoro urla che i cantautori sono artisti, patrimonio nazionale da salvare e come tali vanno trattati e non come semplici pezzi di buttare selvagiamente sul mercato.

Insomma De Gregori non delude nemmeno stavolta e la sua poesia risplende forte anche in questo disco. Anche questo lavoro è riuscito perchè già al primo ascolto se ne denota chiaramente tutto il contenuto sano, concreto e poetico.
Il segno che questo sia un album riuscito è la poca considerazione che le radio stanno avendo per il primo singolo "Per brevità chiamato Artista", come ha affermato lo stesso cantautore romano. Ma nella radio di oggi sono le cretinerie a governare e la poesia non è più presa in considerazione.
Sarebbe troppo chiedere alla radio di oggi di trasmettere un pò di cultura musicale in più, che probabilmente sarebbe poco compresa anche dai giovanissimi sempre più incatenati dalle apparenze e sempre meno attenti a grandi autori che "Per brevità si chiamano Artisti".

In alto la copertina dell'ultimo disco di De Gregori "Per brevità chiamato Artista"
Nel video la splendida "Celebrazione" e "Pezzi" dell'omonimo cd (2005)

sabato 3 maggio 2008

Federalismo in Italia, perchè no? Germania ed Austria esempi da seguire

Nei brevi soggiorni che durante l'anno faccio in Germania ed Austria mi sono trovato di fronte a situazioni che rasentano la perfezione, in cui i cittadini di questi illustri stati rispettano le regole alla lettera sfiorando a volte l'esagerazione.
A mio parere uno sguardo attento va dato alla forma di stato federale che, all'indomani della dittatura nazista, questa gente ha trovato come rimedio al vecchio centralismo statale.
Un federalismo vero, che a mio modo di vedere potrebbe funzionare bene anche nel nostro paese che spesso ha combattuto la centralità dello stato solo con slogan e proclami ma che in realtà la mantiena ancora intatta generando clientelismo e corruzione.

I Lander Tedeschi hanno una propria autonomia e valorizzano in pieno le tradizioni locali. Essi vivono in una quotidiana leale e positiva concorrenza dando luogo ad un sistema federale che rispetta in pieno l'unità nazionale.
Un pò come singoli fiumi che fanno il loro autonomo percorso ma alla fine sfociano tutti nel mare dell'unità. Tutti autonomi ma quando suona l'inno tedesco tutti sull'attenti, Nord e Sud.

I Lander sono dotati di veri e propri parlamenti locali, di un presidente del consiglio e da veri e propri ministri.
A livello nazionale i Lander sono rappresentati nell Bundesrat, una Camera Del Parlamento Tedesco composta da 69 membri eletti direttamente dal popolo. Essi sono i rappresentanti dei Lander.
La Costituzione regionale e le leggi regionali non possono essere, assolutamente, contrarie alla Costituzione centrale.
Lo stato centrale mantiene saldamente gli affari esteri, una parte del diritto tributario, il settore valutario e monetario, il traffico aereo, la dogana e le forze armate.
Mentre alle regioni spetta pienamente l'autonomia su università, cultura e scuola, polizia, diritto comunale, parte del diritto tributario, quasi tutta l'amministrazione interna.

La Costituzione tedesca lascia ampio respiro a tutte le tradizioni locali e a tutte le regioni.
Inoltre, prevede esplicitamente che le regioni ricche devono aiutare quelle più povere.
Ciò avviene in base a dei sistemi periodici di redistribuzione delle risorse e a delle procedure di controllo "serio" verso le regioni che hanno percepito gli aiuti.
Infatti il fine della Costituzione tedesca è quello di rendere omogenee le condizioni di vita dei singoli territori.
Anche dal punto di vista fiscale in Germania c'è la piena autonomia visto che la maggior parte delle tasse finiscono nelle casse dei Lander. Ogni regione paga le tasse per sè e soprattutto tiene in piedi autonomamente tutto ciò che appartiene ad essa.

In Italia si discute tanto di federalismo e le ultime elezioni, che hanno visto un grande successo della Lega Nord hanno portato il tema alla ribalta.
Quello che urge dire è che un sistema simile a quello tedesco potrebbe essere applicato anche nel nostro paese.
E' giusto che ogni singola regione abbia più autonomia.
Analizzando bene la situazione, con la nascita delle regioni, il nostro paese aveva già imboccato la strada federale ma troppo presto le autonomie locali sono state tali solo sulla carta.
Credo che un sistema federale in Italia serve soprattutto a non disperdere le responsabiltà che, come spesso avviene, non si comprende bene se siano di Comuni, Province, Regione o Stato.
Un primo passo deve essere l'abolizione delle province a favore di comuni più forti e regioni più autonome.

Federalismo non significa secessione, come troppo spesso i mezzi di comunicazione vogliono fare apparire chissà per quale motivo. Federalismo significa che ogni regione abbia le proprie responsabilità politiche e fiscali nella salvaguardia dell'unità nazionale.

Non condivido la paura di alcuni che pensano alla catastrofe meridionale nel caso di federalismo.
Sono convinto anzi che ciò potrebbe rappresentare una grossa oppurtinità per le straordinarie terre del Sud Italia.
Perchè di una più ampia autonomia ne dovrebbe beneficiare solo il Nord? Non vedo un solo motivo che giustifichi una tesi del genere.

Concludo con un episodio che mi ha fatto riflettere tanto.
Qualche tempo fa in occasione del referendum sulla devolution ho assistito ad un fatto alquanto curioso.
In Calabria, politici di tutti gli schieramenti, che fino a poco tempo prima si erano sfidati in tutti i modi pur di prendere il potere, all'improvviso si sono trovati con un'idea comune da sostenere: la lotta al federalismo.
Mi chiedo: perchè politici corrotti e collusi, alcuni dei quali oggi sono in carcere, sostenevano lo slogan comune dell'antifederalismo?
Certamente non per difendere l'ideale dell'unità nazionale.

mercoledì 2 aprile 2008

Omaggio a Karol Wojtyla

Rendo omaggio ad uno dei più grandi personaggi del secolo scorso.



La sua dolce e forte figura manca al nostro mondo, massacrato dalle ingiustizie e dalle guerre.

giovedì 13 marzo 2008

Se i treni fossero treni

Anni fa Andreotti disse che "esistono due categorie di pazzi: la prima è composta da chi si sente Napoleone e la seconda da chi pensa di mettere in ordine le ferrovie dello stato italiane".
A guardare bene la situazione dei nostri treni non c’è frase più azzeccata. Detto da un "uomo di stato" come lui fa un certo effetto e non da spazio ad equivoci.

A chi di noi non è mai capitato incappare nel ritardo di un treno? A chi di noi non è mai capitato di trovare un treno sporco? A chi di noi non è mai capitato di stare in piedi in un treno?
I nostri treni sono l’emblema dell’Italia che non va, sempre più vecchi, più lenti e più sporchi.Treni sporchi: Alcuni mesi or sono fece scalpore la situazione delle zecche e delle pulci nei vagoni. Oggi la situazione non è migliorata. Spesso, soprattutto nei treni regionali, ci troviamo di fronte a sedili maleodoranti, finestrini sudici e imbrattati, che disturbano la vista degli splendidi paesaggi dei luoghi percorsi, e a bagni sporchi fino all’indecenza. Spesso gli impianti di areazione non funzionano e capita di sovente che d’estate emanano area calda e d’inverno area fredda.
Eppure ogni anno alle Ferrovie Dello Stato la pulizia costa 190 milioni di euro.
Dove vanno tutti questi soldi? "A pensare male si fa peccato ma spesso ci si prende".

Treni lenti: I ritardi sono una costante dei nostri treni da sempre. Non a caso esiste il sito Ritarditalia che potrebbe anche essere considerato un servizio ma è l’emblema di come i ritardi dei nostri treni sono diventati ormai fisiologici.
Le statistiche parlano chiaro e nell’ultima indagine fatta da Legambiente risulta che quattro treni su dieci arrivano in ritardo. Ma spesso i viaggi dei poveri lavoratori pendolari si traformano in vere e proprie odissee.
Inoltre, negli ultimi dieci anni, sono aumentati anche i tempi di percorrenza dei tratti lunghi. Ad esempio, il notturno Milano – Reggio Calabria negli anni ’90 impiegava 13 ore e 55 minuti, oggi ne impiega 15 ore e 05 minuti: 70 minuti in più.

Treni vecchi: Il vero dramma dei nostri treni è rappresentato dalla loro ormai vecchia età. In giro per l’Europa si vedono, nella maggior parte dei paesi, treni nuovi.
Come scriveva La Repubblica tempo addietro “ spesso i treni sono più vecchi di chi li guida. Quasi la metà della rete ferroviaria è sprovvista di moderni sistemi automatizzati per le frenate d'emergenza. E a volte i meccanismi di blocco, nei tratti in cui sono installati, non possono entrare in funzione perché a bordo manca l'apparecchiatura in grado di captarne il segnale. Quando va male c'è l'incidente, quando va malissimo la tragedia”.
Quindi non solo treni vecchi ma ferrovie e
binari da medioevo a volte nemmeno in grado di supportare la velocità dei pochi treni nuovi ad alta velocità.

Accanto a tutto ciò dobbiamo aggiungere che i biglietti aumentano di prezzo senza offrire un servizio e che spesso la scomodità regna sovrana visto che la gran parte dei viaggiatori fa interi viaggi in piedi, specie nei periodi festivi. Senza dimenticare che in alcune regione del Meridione alcune tratte sono da terzo mondo.
Rispetto ai paesi dell’Unione, è il caso di dire, che viaggiamo decisamente più lenti e se osserviamo gli investimenti fatti da paesi come Spagna e Francia è davvero imbarazzante il confronto.

Un vero peccato aver sprecato quello che di buono era stato fatto in passato, soprattutto negli anni 30 e 40 quando fu costruita e rinnovata la maggior parte della rete ferroviaria italiana. Non dimentichiamo che siamo il paese del famoso ETR 200 uno dei treni più innovativi per l’epoca. E siamo il paese del Pendolino il primo vero tentativo di alta velocità in Europa.

Il treno è uno dei mezzi di comunicazione più importanti per i nostri tempi. Persone e merci dovrebbero viaggiare per la gran parte su strada ferrata.
Oggi non ci possiamo permettere di litigare per la Tav.

Se i treni fossero treni probabilmente ci sposteremo con più facilità e probabilmente potremo ridurre il numero di vittime degli incidenti stradali. Potremo evitare anche di essere schiavi di una categoria come i camionisti, che quando vogliono decidono di bloccare il paese e di ricattare i governi.
E probabilmente ci presenteremo meglio anche ai milioni di turisti che ogni
anno invadono il nostro paese e prendono i nostri treni.

In alto un treno ETR 200 che negli '30 fece il record mondiale di 200 k/h; in basso un capotreno degli anni '40