lunedì 9 febbraio 2009

Eutanasia e pena di morte: due lati della stessa medaglia

Quando si affrontano temi di carattere etico-morale si ha la sensazione che ogni parola di troppo sia sbagliata e che ogni giudizio sia superfluo. Se poi questi temi innescano battaglie politiche e addirittura scontri tra organi dello Stato ci rendiamo conto che la questione è di una delicatezza estrema.

Fatta questa precisazione d'obbligo, voglio iniziare questo post contro l'eutanasia partendo da una riflessione logica e naturale.
Quando alla fine del 2007 l'Onu approvò la moratoria sulla pena di morte furono tanti coloro i quali si ritennero paladini dei diritti dell'uomo. La difesa della vita era a tratti esagerata. Era il trionfo dell'uomo come essere rispettato, come essere vivente. Qualcuno di questi signori riteneva che quella moratoria era il punto di partenza verso l'abolizione totale della pena capitale. Si scorgeva all'orizzonte il successo completo del celebre libro di Cesare Beccaria, "Dei delitti e delle pene".
E a dire il vero quello fu un successo, se non altro perchè mise d'accordo intellettuali di varia cultura, religione e tendenza politica.
A distanza di qualche anno, molte di quelle stesse persone, che professavano il diritto alla vita e che portavano in piazza la loro difesa per la vita, si trasformano in difensori della morte, della morte che prevale sulla vita. All'improvviso si diventa difensori della buona morte(eutanasia).
Ora la domanda nasce spontanea: perchè se in Texas una sentenza condanna a morte una persona non esitiamo a definire che lo stato è criminale mentre se una sentenza decide di sospendere il nutrimento ad un malato la stato è portatore e difensore di diritti? Non è forse anche quest'ultimo un omicidio? Cosa cambia?

Entriamo nel merito del caso che sta riempendo le pagine dei nostri quotidiani negli ultimi giorni, il caso di Eluana Englaro, la ragazza rimasta in coma diciassette anni fa dopo un incidente stradale.
Purtroppo Eluana è morta qualche ora fa in seguito alla recente sentenza che ne ha deciso la sospensione dell'alimentazione.
Permettetemi di dire che quella sentenza ha sancito un'esecuzione in piena regola e ne spiego il motivo, a mio parere, incontestabile. Nessuno è in grado di togliere la vita ad un altro essere vivente e nessuno può togliere la vita a se stesso. E' su questo principio che si basa la mia critica assoluta ed inequivocabile all'eutanasia. Inoltre, nel caso in questione, non esistono volontà espresse da parte di Eluana ma solo presunte. Forse noi tutti, non ci scandalizziamo quando viene condannato a morte un presunto colpevole?
Ma ammesso e non concesso esisteva una volonta espressa di morire non si entrerebbe forse nella sfera del suicidio?
Come dire sono malato di cancro e mi tolgo la vita, identica cosa. La speranza viene decapitata e la sofferenza raggirata con la fine della vita.

Gli Stati Uniti da tempo hanno adottato il testamento biologico e addirittura nello stato dello Oregon esiste il suicidio assistito. Ricordando il caso drammatico di Terri Schiavo voglio solo ribadire di non imitare gli Usa in queste leggi mostruose che nulla hanno a che fare con la dignità dell'uomo come essere vivente.
Perchè i giudici americani calpestano i diritti dell'uomo quando condannano a morte una persona e li difendono quando fanno morire di fame e di sete un malato?Mi associo al dolore della famiglia di Eluana di cui ho un grandissimo rispetto. Però non ne condivido in assoluto la scelta.
Non dobbiamo aver paura di definire la morte di Eluana un'esecuzione in piena regola. Anche in questo caso i giudici si sono sostituiti al Dio supremo proprio come avviene nelle esecuzioni capitali.

In fine voglio dedicare un piccolo spazio ai tanti miracolosi risvegli dal coma fra tutti il clamoroso risveglio del siciliano Salvatore Crisafulli .
E se avessimo staccato la spina anche alle persone che poi si sono svegliate dal coma? Non avremo, forse, commesso un ingiusto omicidio proprio come quando si condanna a morte un innocente?

Non voglio consigliare leggi al legislatore ma solo ribadire che ogni legge che va nella direzione dell'eutanasia, va verso il trionfo della morte sulla vita e non della sana laicità dello stato. Queste leggi non hanno niente a che vedere con uno stato laico.
Eluana ha finito di soffrire ma non lo doveva decidere la belva umana ma semplicemente il Dio che ci ha creato.
"L'eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna del dramma dell'uomo".

In alto un titolo della tragica vicenda di Ambrogio Fogar
In mezzo un lettino in cui vengono esguite le esecuzioni capitali in Texas
In basso Salvatore Crisafulli, risvegliatosi miracolosamente dal coma vegetativo

venerdì 12 dicembre 2008

Nostalgia di una tv sana

Alcuni mesi or sono scrissi un post sulla tv spazzatura. Anche in questo post voglio ribadire, come allora, la condanna verso la mediocrità della tv di oggi. Ma questa volta preferisco che a parlare siano le straordinarie immagini di questi splendidi video. In queste brevi bozze di trasmissioni si può chiaramente notare come alla base della tv del passato c'erano semplicità, serietà, cultura, qualità ed equilibrio morale. L'inutilità e l'ignoranza, anche nelle trasmioni più semplici, erano assenti.
Buona visione.

Cultura:




Semplicità:



Qualità:



Ancora, "arte"e cultura (anche in un semplice intervallo):

lunedì 3 novembre 2008

La prima guerra mondiale:da Kubrick al "nostro" 4 Novembre


Quando sento parlare di prima guerra mondiale mi vengono in mente generalmente due cose. La prima sono i racconti di alcuni reduci che quand'ero bambino mi raccontavano le loro esperienze vissute tra le trincee e la seconda è il capolavoro cinematografico di Stanley Kubrick "Orizzonti di gloria".
Il film di Kubrick è probabilmente il miglior tentativo di descrizione della prima guerra mondiale. Il regista americano pone al centro della sua "opera" il rapporto tra generali e soldati e analizza la guerra in quanto tale, senza dietrologie o mezzi termini. Il realismo storico di Kubrick è raccapricciante e descrive in maniera cupa e cruda cosa fu quella guerra. Senza insistere tanto sulle scene di guerra e senza far ricorso al banale lieto fine descrive la guerra in maniera realista ed esemplare,direi unica. Le storie di vita che i soldati vivono in trincea, la paura della morte, l'onore di appartenere alla patria per cui combattere, la consapevolezza di una morte vicina e la speranza di ritorno a casa. Tutto ciò Kubrick lo descrive in maniera esemplare. Ve ne consiglio la visione.


Fatta questa premessa d'obbligo occorre prima di tutto dire che la prima guerra mondiale fu l'ultima guerra antica e la prima guerra moderna. Infatti ci troviamo di fronte alle prime armi moderne da un lato; dall'altro le strategie dei generali dei vari eserciti, le terribili battaglie corpo a corpo e le famose trincee dove i cadeveri si confondevano con i soldati e i topi e la fame divoravano i soldati che si apprestavano alle sanguinosissime battaglie. E' appunto nelle cupe trincee che nascono e muoiono rapporti umani, che dalla vita e dalla speranza si passa immediatamente alla morte e al dolore. E' qui che i soldati tra il ricordo di un amore lasciato e il desiderio di ritrovarlo combattono le loro battaglie.
E' in questo tragico contesto che vanno ricordate le famose battaglie di Verdun e della Marna (tra tedeschi e francesi), la battaglia dei Carpazi tra (Austriaci e Russi) e la stessa battaglia di Caporetto.


Si, perchè anche il nostro paese, schierato contro l'esercito austro- ungarico, prese parte alle operazioni di guerra. Anche i nostri soldati vissero quello che Kubrick descrive nel suo capolavoro. La testimonianza diretta di Delfino Borroni (nel video) l'ultimo reduce della grande guerra, morto qualche giorno fa, ne è testimonianza. E' testimonianza di come le pallottole vaganti potevano all'improvviso spezzare i sogni di un giovane ragazzo.
Senza ricordare passo passo le vicende belliche basta solo ricordare che il nostro esercito più volte fu umiliato da quello austriaco. Celebre fu la sconfitta di Caporetto, tanto celebre da entrare nel linguaggio comune del nostro paese ogni volta che si vuole citare una disfatta grave.
Ma dopo tante umiliazioni il nostro esercito, sotto la guida del generale Armando Diaz , sconfisse quello austriaco nella battaglia di Vittorio Veneto. Il 4 Novembre del 1918 si realizzava la tanta sofferta unità nazionale e fu così che il sacrificio di tanti eroi ebbe successo. Fu questo l'ultimo atto del Risorgimento italiano. Fu questo l'ultimo atto della tanto sofferta Unità d'Italia.


Ma aldilà delle vicende strettamente storico-militari è un obbligo ricordare che il 4 novembre è una festa nazionale. Tutti, a mio parere, devono sapere che il 4 novembre nacque l'Italia sul sacrificio dei nostri eroi. Non capisco perchè questa festa non debba essere un giorno di festa nazionale al pari del 25 aprile e del 2 giugno. Perchè nel corso degli anni il significato della festa è diventato sempre più sbiadito? Le migliaia di soldati che diedero la vita per l'Unità e la libertà del nostro paese non sono morti di serie "b". Nè tantomeno si deve avere timore di parlare di patria e ribadire che quegli eroi che combatterono corpo a corpo contro l'allora nemico austriaco lo fecero appunto per la patria.

Il ricordo di questi eventi storici è un "nostro" dovere morale, sta nella nostra identità e non dobbiamo rinnegare le cose più belle che restano di quest'Italia.

Il mio maestro delle scuole elementari, che ricordo sempre con grande affetto come un maestro di vita, ci ha sempre fatto rispettare e ricordare questo evento. Ricordo che venivano invitati alcuni reduci in classe a narrare la propria esperienza o si andava ai monumenti per ricordare i caduti.
Spero che anche oggi nelle scuole questa festa sia ricordata in maniera seria. Eventi del genere non si possono nè dimenticare nè metter in secondo piano se vogliamo che il 4 novembre nel nostro paese non si riduca solo al giorno delle elezioni americane.

Nel video in alto la testimonianza diretta dell'ultimo reduce della prima guerra mondiale Delfino Borroni morto a 110 anni il 26 ottobre 2008. In mezzo a sinistra la copertina del successo di Stanley Kubrick "Orizzonti di gloria". In basso a destra immagini di una trincea dell'epoca.

lunedì 13 ottobre 2008

Crolla Wall Street : un altro '29?

Con questo lungo-breve post non voglio fare un'analisi ecomomica della grande crisi finanziaria che sta dilagando in occidente ma piuttosto un'analisi storico-economica del fenomeno nel tentativo di comprendere se questa crisi di ottobre 2008 è paragonabile a quella dell'ottobre del 1929.
Le similitudini esistono e certamente la paura è tanta nonostante e per fortuna, nessuno di noi , se non qualcuno dei nostri nonni, abbia vissuto direttamente quella grave crisi.
Ma perchè la crisi del '29? Perchè a distanza di quasi ottant'anni il fenomeno si ripete nella sua gravità?

La crisi del 1929

Anche la crisi del '29 si manifestò nella sua prima fase con il clamoroso crollo di Wall Street. Per tutti gli anni venti i valori dei titoli erano stati incredibilmente alti e l'economia americana aveva conosciuto quello che qualcuno ancora oggi definisce "l'età dell'oro".
Ma nel 1928 in seguito al sovrabbondante raccolto si abbassano i prezzi dei prodotti agricoli, i ceti agricoli hanno meno disponibilità per l'acquisto di prodotti industriali, che restano invenduti.
In breve termine c'è una brusca contrazione della produzione che provoca un ribasso delle quotazioni dei titoli fino ad allora incredibilmente alti. Fu così che il gran numero di speculatori improvvisati e impreparati sono costretti a vendere prima ancora di pagare il 90% del valore del titolo. Dapprima le banche cercano di porre rimedio attuando forti acquisti ma in seguito sono costrette a liquidare anche i loro pacchetti più deboli.
Più o meno fu questa la trama di un tracollo finanziario che in poco tempo fece sentire il suo peso sull'economia reale di tutto il mondo.
Suicidi, fallimenti a catena. Le merci restano invendute, le banche restringono il credito e molte di esse chiudono e con esse anche tante imprese di produzione industriale. La produzione subisce una brusca contrazione; i commerci interni ed esterni si riducono; le attività edilizie si arrestano; i salari diminuiscono; crollano i prezzi dei prodotti agricoli; la disoccupazione è dilagante; in tre anni falliscono più di 5000 istituti bancari. In questa grave situazione economica campagne e città rivedono lo spettro della miseria.

Anche in Europa e in Italia la situazione precipitò abbastanza velocemente. Anche in Europa si susseguirono i crack bancari. Si iniziò nel maggio del 1931 con la viennese Creditanstalt seguita, nel luglio dello stesso anno, dalla tedesca Darmstädter und Nationalbank che trascinò con sè il fallimento di altre banche e il dimezzamento della produzione nazionale e la disoccupazione di circa sei milioni di tedeschi.
Una catastrofe in piena regola che, dagli Stati Uniti ,in pochi mesi si diffuse a macchia d'olio nel resto del mondo senza esclusione di colpi, ed è il caso di dire, senza risparmiare nessuno.

Crisi 2008

L'attuale crisi finanziaria ci riporta senza dubbio alla memoria la crisi del '29 sopra descritta.
Il crollo di wall street e il fallimento di Lehman Brothers, la difficile situazione di Morgan Stanley hanno sicuramente dimostrato che la situazione è drammatica. La causa della crisi va ricondotta allo sgonfiamento della bolla immobiliare e alla crisi dei mutui subprime. Il mancato pagamento di un gran numero di rate ha fatto si che le banche si trovino di fronte ad una grossa crisi di liquidità. Tutto ciò ha già avuto effetti in tutto il mondo occidentale. In Germania traballa il colosso Hypo Real Estate. In Italia Unicredit ha dovuto, per il momento ricapitalizzare.
Naturalmente anche in questa crisi la situazione non è facile e ciò lo dimostra la rincorsa ai vari vertici mondiali che gli stati leader del mondo stanno tenendo in questi giorni. Le politiche di breve periodo devono evitare che le banche falliscono trascinando con sè i propri risparmiatori.
Se ancora non possiamo azzardare dei paragoni con la grande depressione economica degli anni trenta alcune riflessioni sono d'obbligo.
Certamente oggi viviamo in un contesto storico-politico diverso di quello dell'epoca,. Oggi regna una relativa pace tra le potenze. Va poi aggiunto che grazie anche al nuovo soggetto Europa non verranno seguite politice di tipo isolazionista come fu nel '29. Inoltre, a quanto pare, i governi si sono resi conto immediatamente della gravità della crisi intervenendo subito,senza sottovalutare nulla, come per certi versi capitò nel 1929.
Ma, detto ciò, non va dimenticato che la crisi del '29 spazzò via anche quelle deboli democraziae dando il via a totalitarismi e a regimi in gran parte d'Europa.

Dunque alcuni dubbi son o leciti: le nostre democrazie sono mature a tal punto da evitare eventi politici di quel genere in seguito ad una grande crisi economica come questa? Come reagirà questo capitalismo al crollo della finanza ritenuta un suo punto cardine? Il nostro paese come affronterà questa grave crisi? Le carenze strutturali, che in Italia sono più accentuate che altrove, quanto peseranno?Le conseguenze saranno le stesse del '29?
Vedremo che sarà. Per il momento non potendo fare previsioni certe non ci resta che auguraci una politica economica decisa e comune che metta in primo piano la produzione e l'industria.
Così facendo potremo fare veramente i conti con la ricchezza reale, facendo ritornare la finanza una mezzo per trasferire ricchezza e non un fine. Solo così, a mio parere, si puo ridare al capitalismo nuova linfa e una nuova etica affinchè non avvengano più disastri economici del genere, in grado di condizionare gravemente gli equilibri sempre più precari del nostro pianeta.

In alto l'emblematico titolo di un quotidiano inglese che annuncia il crollo di Wall Street; In mezzo,una nota immagine del film "Tempi moderni" di Charlie Chaplin che incarna in pieno la crisi del '29. In basso il dittatore austriaco, una delle conseguenze politiche della crisi del 1929.

giovedì 25 settembre 2008

TV SPAZZATURA: VIETATELA AI BAMBINI

Palla al centro e co n l'autunno pronti, partenza via, riparte la tv.
Quattordici settembre 2008: inizia "Quelli che il calcio". Devo dire che la trasmissione non mi dispiace. A volte simpatica a volte banale ma tutto sommato accettabile. Mentre mi appresto a seguire la seconda giornata del campionato di calcio mi accorgo di una cosa sconcertante. "Quelli che il calcio" diventa una vera e propria promozione dell'altra trasmissione diretta dalla Ventura "L'Isola dei Famosi", un'accozzaglia di personaggi falliti e riciclati che dell'apparenza e della superficialità ne fanno un'arte. E sono due. Alla Ventura tutte e due le trasmissioni. A lei, che in tutti i suoi difetti ha la capacita di apparire capace più di ogni altro o altra.

Tutto in piena regola, aspettando con ansia "Uomini e Donne", "Amici", e "Grande Fratello".
L'estremo dell'ignoranza, della perversione sentimentale, il massacro dei valori fondamentali della società. Palcoscenici in cui più si è ignoranti più si diventa famosi. Il massacro totale della cultura. Pianto facile e falso sentimentalismo. In sintesi, il crollo di un sistema di valori che tutti credevamo indistruttibili. Insegnamenti nocivi per tutti i bambini e gli adolescenti. Lezioni di mediocrità e di decadentismo che si attaccano ai cervelli e alle coscienze dei giovani come un grave morbo e non le abbandonano più. La distruzione totale delle coscienze. Modelli che insegnano ai giovani il risultato senza sacrificio.
Così definisco queste trasmissioni e i loro pseudo conduttori.

Non vorrei apparire qualunquista ne vorrei saltare da un argomento all'altro.
Negli ultimi giorni seguo con grande attenzione e senza meraviglia le polemiche italiote sulla scuola. Maestro unico, modelli pedagogici, insegnanti arrabiati col governo. Non oso dare dei giudizi in questa sede ma esprimo solo i miei dubbi. Che importanza ha come è composta la scuola se poi i bambini una volta a casa vengono intossicati da una tv sempre più incentrata su modelli Beatiful ? Ancora: che futuro avrà un bambino se una volta a casa deve confrontorsi e seguire "Amici " della De Filippi o "C'è Posta per te"?
Queste trasmissioni tendono ad abbattere quanto di buono è rimasto nella nostra società diffondendo, come la peste, valori astratti e superficiali e violentando quotidianamente la normalità e il benessere sociale.
L'Italia è, in teoria, un paese libero e la censura non è possibile, almeno per questo tipo di trasmissioni. Visto che purtroppo questo tipo di tv non è censurabile allora vietatela ai bambini.!!!
Non abbiate paura di vietare loro qualcosa. Vietate loro questa pornografia lecita che produce ad essi danni irreparabili.
Investire sul futuro dei giovani non significa solo regalare e permettere. Significa anche negare, vietare, dialogare e insegnare. Un genitore può fare più di qualsiasi bravo maestro e a mio parere ha l'obbligo di insegnare ai figli che queste trasmissioni sono dannose e non hanno senso di esistere proprio perchè sono un insulto alla cultura.
Dimostriamoci attenti e preparati a boicottare questo tipo di televisione se vogliamo che la nostra società sia un pò migliore e non abbia alla propria base apparenza e superficialità. Una società sana si costruisce partendo da queste piccole cose e un piccolo gesto come quello di cambiare canale, in presenza di questi scempi pubblici, potrebbe essere un ottimo insegnamento per i più giovani.

domenica 31 agosto 2008

Italia e Libia finalmente amici

Ogni cosa ha una fine. Finisce un'amore, finisce una guerra, finisce una pace, finisce un'amicizia. Finisce anche quello che non avremo mai pensato finisse, la lunga e travagliata inimicizia tra Italia e Libia.
E finisce con un accordo che prevede un risarcimento di 5 miliardi di dollari da pagare in venti anni e con la simbolica ed azzeccata restituzione della Venere di Cirene trovata in Libia nel 1913 e portata in Italia in quegli anni. L'Italia chiede scusa per gli eccidi compiuti nell'età coloniale e con la cifra sopra citata cerca di risarcire le devastazioni del periodo coloniale e di mettere fine ad un contenzioso che sembrava infinito.
Un pò di storia

Nel 1911 durante la guerra contro la Turchia l'Italia occupa la Tripolitania e la Cirenaica. Fu una delle prime azioni di colonialismo portata avanti dall'allora primo ministro Giolitti. Da quel momento la Libia resterà sotto occupazione italiana fino al 1943 ed in questo periodo saranno numerose le deportazioni, le uccisioni e le devastazioni fatte dall'Italia.
Nel 1951 la Libia diventa indipendente e nel 1969 prende il potere con un colpo di stato del Colonnello Gheddafi. Il sentimento di odio verso l'Italia, che il colonnello trasferisce ai sui sudditi, è immediato e nel '70 si assiste all' espulsione dalla Libia di 20.000 italiani a cui vengono anche sequestrati tutti i beni. Il colonnello alterna comportamenti anti italiani a comportamenti che tendono la mano al nostro paese ma non finirà mai di ripetere che l'Italia deve un risarcimento alla Libia per gli orrori commessi durante il periodo coloniale. Ottimi furono i rapporti con Giulio Andreotti e sotto i suoi governi ci furono ottimi accordi commerciali con la Libia del Colonnello.
Il gelo totale arriva il 15 aprile del 1986 quando il Colonnello lancia due missili scud a Lampedusa. In un primo momento si pensa ad un attacco diretto al nostro paese ma poi più tardi si chiarirà che l'attacco era rivolto ad una base americana.
Da quel momento più bassi che alti fino alla terribile giornata seguita alla famosa maglietta esibita da Calderoli, nel 2002, che provocò addirittura l'assalto all'ambasciata italiana provocando 11 morti.

L'accordo

L'accordo di questi giorni che Berlusconi ha fatto con la Libia è un accordo dai vecchi sapori che ci ricorda un pò quelli siglati con il paese del Colonnello dai governi Andreotti. Esso è battezzato come accordo dell'amicizia e la Libia si impegna anche ad eliminare la giornata anti italiana sostituendola con la giornata dell'amicizia con l'Italia.
Ma cosa ottiene il nostro paese in cambio della restituzione alla Libia della Venere di Cirene e dei di 5 miliardi di dollari da pagare in venti anni?
Il fatto che l'accordo avvenga alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla Georgia la dice lunga e catapulta il nostro paese in un ruolo di prima linea nei rapporti internazionali.
Sono vari i fronti a cui il nostro premier ha pensato nel siglare questo accordo.

  • Prima di tutto la questione energetica. L'accordo, infatti, prevede inoltre, per i prossimi venti anni, contratti per la fornitura di petrolio e gas della Libia al nostro paese. Senza dimenticare che i 5 miliardi da versare saranno destinate principalmente alla costruzione di un'autostrada faraonica che dovrebbe collegare il confine egiziano a quello tunisino oltre che alla costruzione di centinaia di abitazioni. In un contesto del genere le imprese italiane saranno sicuramente privilegiate.
  • Il secondo punto rigurda l'immigrazione clandestina. Non dimentichiamo che gran parte dei clandestini arrivano dal mare Libico. Un pattugliamento comune delle coste libiche potrebbe essere un ampio argine alle flotte di immigrati che ogni giorno si avventurano in mano ai commercianti di schiavi.
  • In terzo luogo la visita lampo di Berlusconi a Tripoli è servita ad incontrare anche Ivanov il vice di Putin. La situazione di tensione tra Usa e Russia è un grosso problema per Berlusconi che ha sempre basato la sua politica estera sull'asse Putin-Bush. L'incontro in Libia con Ivanov servirà al Premier a presentarsi a Bruxelless con una visione più chiara sulla posizione russa. Sicuramente l'Italia non prenderà posizioni anti russe come non prenderà posizioni antiamericane. Situazione non facile che però mette il nostro paese al centro della crisi nei rapporti Usa-Russia -Europa.
Dunque un accordo che entrerà nella storia e che non può che apportare benefici al nostro paese da tutti i punti di vista. La nostra delicata situazione energetica e la difficile ed aleatoria situazione nel Caucaso impone di stabilire rapporti con paesi che abbondano di energia.
Un ultima considerazione è d'obbligo fare. Non dobbiamo dimenticare tutti quegli italiani che nel '70 furono espulsi dalla Libia e a cui vennero sequestrati tutti i beni dallo stato libico. Speriamo che anche per loro ci sia prima o poi un giusto risarcimento.

In alto la stretta di mano che ha suggellato l'accordo tra il Colonnello Gheddafi e Silvio Berlusconi
In mezzo a sinistra la splendida Venere di Cirene

sabato 2 agosto 2008

Blog in vacanza

Auguro buone vacanze e buon divertimento a tutti .


Arrivederci a presto.

Nella foto lo splendido Castello Aragonese sito in località Le Castella - Crotone